NAPULE ’70

di e con Claudio Ascoli e con la partecipazione di Sissi Abbondanza.

Ne “Le origini di un attore” PierGiorgio Giacchè si domanda «Che senso ha dire dov’è nato un attore? Di quell’attore che si dice e si vuole sempre nomade e abitante una terra di nessuno?» Ha ragione, eppure questo non è del tutto vero quando l’attore è nato a Napoli. E a Napoli è nato nel 1950 Claudio Ascoli, ed è a Napoli che ha fatto teatro per molti anni prima di abbandonarla volontariamente nel 1985.

Settembre 1973: a Napoli il colera, alla Moneda (Santiago. Cile) il golpe del generale Pinochet e l’uccisione di Salvador Allende. 

A Napoli sono le cozze, ‘e còzzeche, ad essere incolpate; “«Cara còzzeca, tu staie nguaiata»/ dicette ‘o magistrato. «’o fatto è chisto,/ ccà nun te salva manco Giesu Cristo:/ o l’ergastolo, o muore fucilata./ Qua ci sono le prove, figlia mia…/Tu hai portato il bacillo del colera», scriveva Eduardo De Filippo.

Negli stessi giorni un gruppo di giovani sta risistemando a Port’Alba uno scantinato e preparando quello che di lì a pochi giorni diventerà un piccolo teatro: il “Teatro, Comunque.”, sì con la virgola e il punto…come a sottolinearne la necessità! La compagnia si chiamava e si chiama Chille de la balanza. La fonda e la guida Claudio Ascoli, ultimo rampollo di una famiglia di teatranti napoletani; con lui, tra gli altri, il fratello minore, Dario, allora ancora un ragazzo, oggi critico musicale del San Carlo per il Corriere e Pasquale Scialò, negli anni apprezzato musicista e musicologo.  

Sono i magici anni ’70 di Napoli, forse nei tempi recenti quelli più ricchi di presenze creative ed artistiche di assoluto rilievo. Non è un caso che di lì a pochi anni la straordinaria Festa Nazionale de L’Unità (Napoli Mostra d’Oltremare settembre 1976) che si chiude con l’indimenticabile comizio di Berlinguer davanti ad una folla immensa e con il ritorno di Eduardo in “Natale in casa Cupiello”, non è un caso che la Festa si apra proprio con un evento del Nuovo Teatro Napoletano. Su proposta Chille, cui è affidato il primo momento, va così in scena “Un cane randagio”, esplicito omaggio a Vladimir Majakovskij. Un decennio, ‘70-’80, ricco di occasioni irripetibili: dalla nascita di Estate a Napoli a quel Masaniello che invase in forma nuova luoghi antichi. Un decennio che si conclude con l’inizio dei lavori di restauro del Teatro Mercadante, richiesti a gran voce dai giovani teatranti napoletani e da Giulio Baffi, sotto la guida dell’architetto Uberto Siola, ma soprattutto un decennio che finisce quel 23 novembre 1980, ancora domenica: il terremoto. La ferita è profonda, l’utopia di chi anche in cultura aveva tanto speso per una rinascita di Napoli subisce un colpo mortale. Diverse le risposte, le strade intraprese dagli Artisti napoletani. I Chille, dopo alcuni anni vissuti largamente in tutt’Europa dove il loro teatro in strada e quello sulle Avanguardie storiche del ‘900 incontrano con successo pubblici ed intellettuali, i Chille nel 1985 trovano casa in Toscana e poi, è storia più recente, dal 1998 a San Salvi, l’ex-città manicomio di Firenze.

2020: nasce Napule ’70: uno spettacolo sugli anni ’70 a Napoli, ma anche sui 70 anni di Claudio Ascoli, il vecchio-giovane fondatore dei Chille nel 1973. Cos’è? Forse è più facile dire cosa non è, né vuole essere: non un amarcord, non un eravamo meglio noi, non una confessione-racconto! Napule ’70 è uno spettacolo, un emozionante divertente incontro tra corpi di allora e di adesso, tutti positivamente infettati…come don Chisciotte dei nostri tempi, dall’idea di cambiare il mondo anche nell’apparente impossibilità. E’ una narrazione discontinua, talora buia, spesso – si spera– piena di luci. “L’uomo e il mondo – diceva Artaud e i Chille con lui – non si posseggono che per schiarite.” Sì, Napule ’70 vuole essere un insieme disordinato ma pieno di vita, di schiarite sull’oggi, odorando quanto c’era e ci resta dagli anni ’70. 

Ascoli – e Abbondanza, sua compagna di vita e di lavoro da oltre 40 anni – raccontano, giocano, inventano, costruiscono, svelano e rivelano un mondo. Dialogano con presenze-assenze: il nonno, capostipite e capocomico della compagnia teatrale Ascoli, morto pochi giorni prima della nascita di Claudio e ancora il padre Antonio, abile costruttore di maschere (Pulcinella) ed oggetti per il teatro del figlio; per finire ad un giovane critico che interroga-insidia l’attore sull’oggi e sui possibili nessi-legami tra la Napoli degli anni ’70 e la San Salvi-Firenze di oggi.