IL GIORNO CHE È SPROVVISTO IL MAGGIOR PENETRO


Produzione Chille de la balanza

Il giorno che è sprovvisto
il maggior penetro

con Matteo Pecorini

Come un linguaggio onirico, nascosto, si crea e si sviluppa: Il giorno che è sprovvisto il maggior penetro, uno spettacolo ispirato (d)alle parole di un uomo focomelico, residente in una struttura per disabili negli anni ’70.

Chi parla non è in possesso delle regole semantico-lessicali né di un corretto vocabolario, eppure…parla! Parla le parole, le sue parole, impresse in sequenze di cui è ancora possibile sentirne il ritmo, e forse, un senso.

A prender vita sono dunque le immagini, i sogni, le fantasie e le speranze. Come in un ciclico susseguirsi di giorni, il tempo esce dai cardini: resta l’uomo nel suo costante tentativo di trovare un rapporto con tutto ciò che lo circonda, anche quando la capacità di comunicazione sembra esser compromessa.

L’attore, unico in scena, è seduto ad un tavolo, davanti ad un registratore a nastri e al proprio mondo di luci, suoni e oggetti. Tutto nasce e muore per ricrearsi ancora, giocando con il protagonista in una polifonia di effetti, spesso divertenti e poetici, che si riduce via via fino al ritrovamento di una propria intimità e tenerezza.

E’ la tenerezza, forse, che lo spettatore è chiamato a vivere (più che a capire), nel tentativo di stabilire, anche se per poco, una relazione di vicinanza.