SIETE VENUTI A TROVARMI?

Quando:
22 Febbraio 2020@21:00–22:00
2020-02-22T21:00:00+01:00
2020-02-22T22:00:00+01:00
Dove:
Via di San Salvi 12
50135 Firenze
Costo:
Ingresso 15 12 10 8 euro. Prenotazione consigliata. Posti limitati.
Contatto:
Chille de la balanza
055 6236195 | 335 6270739

Venerdì 21 e sabato 22 febbraio | ore 21.00
Siete venuti a trovarmi?
di e con Matteo Pecorini

Posti limitati. Prenotazione consigliata.
Info e prenotazioni: 055.6236195 335.6270739 | info@chille.it

Abbonamento ai 4 spettacoli rassegna Il teatro dei Chille 15 €
Biglietto intero 12€
Ridotto:
Coop/Arci 10€
Carta Studente della Toscana 8€

“Siete venuti a trovarmi?” è uno spettacolo teatrale che mette in scena il diario recentemente ritrovato di un paziente dell’ex Ospedale Psichiatrico di San Salvi a Firenze.

A.L., queste le sue iniziali, è un carabiniere del sud trasferitosi a Firenze nei primi anni ’70. La lontananza da casa, la perdita delle proprie radici ed altri cambiamenti improvvisi, concorrono ad acuire le fragilità di quest’uomo, facendolo cadere in un “esaurimento” che la società avrà la pretesa di guarire mediante internamento in manicomio.

Lo spettacolo si svolge in una sala senza separazione palco/platea, con sedie disposte a formare un corridoio nel mezzo al quale l’attore racconta e prepara un caffè da condividere con gli spettatori.

La narrazione, giocata su frammenti di vita, ricordi e piccoli gesti quotidiani, entra in dialogo con gli spettatori, che si confrontano con le fragilità di un uomo al quale è stata negata la possibilità di un incontro, lasciandosi coinvolgere in una riscoperta dimensione di ascolto e prossimità.

Una narrazione in prima persona, che alterna momenti amari e divertenti, nel raccontare la storia vera di una disarmante, tenera solitudine.

Così commenta Stefano De Martin, ancora nell’emozione dello spettacolo:

Come spesso ci capita di dire e pensare: chi è il matto? noi che stiamo seduti su plastica ospedaliera, muti, soli, impacciati o lui che ha la forza di raccontarsi, di uscire, entrare, prepararci il caffè, ringraziare per gli applausi? Chi è rinchiuso e chi è libero? E le parole che ci suggerisce “siete qui per me? siete venuti davvero a trovarmi?” mi rimandano alle ossessioni di Ligabue quando incontrava una donna: “dammi un bés, un bés, solo un bès”. Abbiamo bisogno che qualcuno ci veda, ci riconosca, ci abbracci; mancando questo, franiamo nell’indistinto, nel buco nero della depressione. Prima ti raccattavano i manicomi, ora sono i ponti e le panchine della stazione e la mensa popolare e il freddo dell’inverno e la pioggia, le stelle e nulla forse più.

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