STORIE DIFFERENTI

Il Festival STORIE DIFFERENTI | DIFFERENT STORIES nacque nel 2014, all’interno di un progetto europeo di storytelling Seeing stories, che vide con i Chille partners provenienti dalla Scozia (Scottish International Storytelling Centre di Edimburgo), dal Portogallo (Memoria immaterial di Lisbona) e dalla Germania (Haus der Marchen und Geschicten di Aquisgrana. Seeing stories si pose l’obiettivo di sviluppare metodologie comuni per l’identificazione, la ricerca e l’interpretazione di storie, leggende e miti, storie di vita. In ciascuno dei quattro paesi partners si sviluppò un percorso di ricerca di storie e di messa a punto di modelli di storytelling (e non solo) da presentare al pubblico in Festivals internazionali.

I Chille furono invitati a partecipare a Seeing stories grazie alla Passeggiata “C’era una volta…il manicomio”, che aveva raggiunto una tale notorietà da essere individuata come Passeggiata patrimoniale    all’indomani della Convenzione di Faro (Portogallo) dell’ottobre 2005, che recita testualmente: “La Passeggiata Patrimoniale ha come obiettivo principale la promozione della consapevolezza tra i cittadini e i turisti, intesi come soggetti culturali, della loro interazione con il patrimonio culturale in cui vivono e lavorano o che vengono a visitare; ed in particolare del beneficio che deriva dal vivere immersi in questo “patrimonio”, tanto per la sua portata storica, quanto per le attività attuali”. Una definizione che calza a pennello con la struttura e la natura di “C’era una volta…il manicomio.”

Ma torniamo a STORIE DIFFERENTI | DIFFERENT STORIES: il Festival è proseguito autonomamente al di là del progetto europeo, trovando ogni volta nuovi percorsi conservando una significativa presenza di Esposizioni di Arti visive: 2014, Venturino Venturi – 2015, I mai visti: grandi racconti mai raccontati  –  2016, Storie di donne. Racconti da La Tinaia.

Alla progressiva perdita di presenze internazionali per comprensibili problemi di budget – pur ospitando artisti come Anne Hunter, Monika Antes, Chantal Déjardin…- si è accompagnato una crescente presenza di gruppi e compagnie italiane che, anche attraverso percorsi di residenza, hanno arricchito il Festival con narrazioni in diversi linguaggi: dalla musica alla poesia, dal teatro allo storytelling vero e proprio.

Nell’edizione 2017 si è cercato di mettere a confronto intorno ad un Teatro di narrazione realtà “storiche” del panorama nazionale con compagnie toscane presenti nel RAT (Residenze Artistiche Toscane), con una significativa presenza di realtà giovani.
I Chille sono infatti partiti dalla domanda “A cosa serve il teatro?”. Verrebbe voglia di dire, parafrasando Aristotele su “A cosa serve la filosofia?”, che “Il teatro non serve a niente!”.  E infatti proprio in questo essere privo di legami di servitù la sua essenza più nobile: “Non serviam” affermava Stephen  nell’Ulysses di Joyce, e la frase, attribuita dalla tradizione anche a Lucifero, manifesta la tendenza a non acquiescere ai saperi di chi domina. È quindi l’impegno civile che dà senso al Teatro: ma è oggi ancora possibile un Teatro di impegno civile?
Su quest’interrogativo si sono confrontata Artisti e Compagnie invitati a San Salvi, sia durante il convegno TEATRO E IMPEGNO CIVILE. UN CONFRONTO TRA GENERAZIONI, moderato da Oliviero Ponte di Pino e soprattutto con le loro differenti creazioni artistiche sera dopo sera.