SAN SALVI città aperta
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Centro Culturale Paolo Paoli

Chille de la Balanza - Centro Antonin Artaud
Via di San Salvi 12 - FIRENZE
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ULTIME NOTIZIE DA CHILLE DE LA BALANZA
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PROSSIMI APPUNTAMENTI || LABORATORI E STAGES || LETTERA A UNA PROFESSORESSA || LIBERA REPUBBLICA DELLE ARTI - IL SALVINO || PROGETTO CAMPANA || PROGETTO ARTAUD - PROGETTO PAVESE - PROGETTO PASOLINI || CHI SIAMO || COME ARRIVARE || LA MEMORIA


 Sono aperte le iscrizioni ai nostri LABORATORI DI TEATRO E TEATRO RAGAZZI!§Â

....................ÂINFO§Â
Via di San Salvi, 12 Firenze tel 055-6236195 e-mail chille_@libero.it oppure clicca qui

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RITORNA LA LEZIONE DI DON MILANI
IN UNO SPETTACOLO TEATRALEÂ
LETTERA A UNA PROFESSORESSA §Â
di e con Claudio Ascoli

Liberamente ispirato al libro collettivo degli allievi della Scuola di Barbiana
curato da Âdon Lorenzo Milani§ Â1967§Â


ÂIn distribuzione nella stagione teatrale 2011-2012.§Â
Per informazioni vedi la sezione PROGETTO DON MILANI.



ÂÂLettera a una professoressa§Â§ replica straordinaria giovedì 19 gennaio 2012 alle ore 21. Posti limitati prenotazione obbligatoria




2|| PROSSIMI APPUNTAMENTI 2012
ABITARE I CONFINI
2011-2012


INFO E PRENOTAZIONI: 055.6236195 o chille_@libero.it


::GENNAIO::

:: Giovedì 19 gennaio_ore 21.00
LETTERA A UNA PROFESSORESSA

dall’omonimo libro collettivo degli allievi della Scuola di Barbiana, curato da Don Lorenzo Milani (1967)
con Claudio Ascoli
Ingresso 8 euro

In scena giovedì 19 gennaio alle ore 21 unica replica straordinaria di Lettera a una professoressa, la lezione-spettacolo prodotta dai Chille in collaborazione con il Comune di Vicchio e proposta in prima assoluta in occasione dell’annuale marcia a Barbiana. Un coinvolgente gioco teatrale, teatro di narrazione ma anche di scrittura collettiva con gli spettatori invitati a scegliere tra parole, oggetti e situazioni contenute in una magica valigia: un crocefisso, un sacchetto di chiodi, una bandiera rossa, lettere, uno spezzone di pellicola cinematografica, una banana…
Nell’occasione saranno presenti a San Salvi alcuni degli allievi e collaboratori di don Lorenzo Milani nella mitica Scuola di Barbiana.

Posti limitati. Prenotazione obbligatoria.
Per info e prenotazioni: 055.6236195 oppure mail chille_@libero.it



GIORNO DELLA MEMORIA
:: Venerdì 27 gennaio_ore 21.00
TRA KAFKA E MILENA.
TEREZIN E RAVENSBRUCK… PER NON DIMENTICARE

Ingresso libero

Imperdibile l’evento di venerdì 27 gennaio, Giorno della memoria. I Chille, che lavorano quest’anno su Kafka, propongono una serata-evento con parole ed immagine liberamente riferite allo scrittore praghese ed al suo mondo: tra Milena Jesenská ed Ottla, sorella minore tanto amata da Franz che non ebbe la sventura di conoscere la Shoah, come accadde a chi ne accompagnò l’esistenza.
La Jesenska, forse il più importante amore di Kafka che le dedicò appassionate lettere tra il 1920 e il 1923, fu una giornalista/femminista dei primi del '900, comunista anti-stalinista. Morì nel campo di concentramento femminile di Ravensbrűck, l’enfer des femmes. Ottla Kafka, invece, fu internata e lì trovò la morte, nel campo di Terezin, dove furono rinchiusi molti artisti ebrei: in questo lager Hitler fece realizzare filmati edulcoranti sulla vita nei campi di concentramento, video che sarà proposto nella serata sansalvina.

Per informazioni: telefono 055-6236195 o mail a chille_@libero.it.



Associazione per una Fondazione per la memoria viva di San Salvi Carmelo Pellicanò
presenta la mostra fotografica
SAN SALVI NEGLI ANNI ‘70
Fotografie di Renato Bartolozzi

E’ possibile vedere alcune foto della mostra, cliccando nelle gallerie fotografiche de La Repubblica e del Corriere Fiorentino



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2 || SONO APERTE LE ISCRIZIONI A LABORATORI E STAGE A SAN SALVI CON I CHILLE
LABORATORIO DI FORMAZIONE TEATRALE E PER RAGAZZI E BAMBINI

TeatroStageLaboratori e...



::LABORATORIO DI FORMAZIONE TEATRALE::_da ottobre 2011 fino a giugno 2012

Corso pratico-teorico a numero chiuso e frequenza obbligatoria

Lunedì 10 ottobre > Lezione di prova gratuita
è necessario prenotarsi telefonando allo 055 6236195 o via e-mail chille_libero.it


•• FRANZ KAFKA ••
La felicità

condotto da Sissi Abbondanza e Claudio Ascoli di Chille de la balanza

Ammalato in cerca di guarigione, Kafka continuò fino all’ultimo a cercare e volere il positivo… voleva vivere come un uomo sano e utile.
“La felicità l’avrò solo nel caso in cui io possa sollevare il mondo nel puro,
nel vero, nell’immutabile”


Il Laboratorio prevede un percorso pratico-teorico:
La respirazione. La rimozione degli ostacoli alla libera espressione. La voce.
Sensi e relazione tra corpi. Il training. L'Attore nello spazio scenico.
Tecniche e giochi teatrali.
La creazione a partire da… frammenti, emozioni, musiche, immagini, parole, e…
La scrittura scenica e la realizzazione di una performance teatrale da Diari - Quaderni in ottavo e La colonia penale.
Il corso è aperto ad allievi attori, danzatori, registi, … anche privi di esperienza.

A fine laboratorio, è prevista la realizzazione di uno spettacolo teatrale,
che sarà presentato nel giugno 2012 in ESTATE A SAN SALVI .

- N°2 incontri settimanali: lunedì e mercoledì >dalle ore 21,00 alle 23,00
Iscrizione € 50,00 - Quota mensile € 60,00




::LABORATORIO DI TEATRO PER BAMBINI E RAGAZZI::_da ottobre 2011 a giugno 2012


•• VOGLIO FARE TEATRO! ••

condotto da Sissi Abbondanza
della compagnia Chille de la balanza
Gli interessati sono pregati di contattarci
per prenotarsi alla prova gratuita
telefonando allo 055 6236195 o via e-mail chille_libero.it


1^lezione > Lezione di prova gratuita

Il laboratorio ha l’obiettivo di mettere insieme il fare ed il sapere; privilegiando il gioco,
anche come occasione di apprendimento, la comunicazione non verbale e il lavoro sui sensi.
Ciò facendo, pensiamo di stimolare l'inventiva dei ragazzi, facilitare lo stare insieme e vivere con gioia l’interculturalità.
Il corso prevede la realizzazione di piccole azioni teatrali durante il percorso e di uno spettacolo finale a giugno 2012.

>da Martedì 11 ottobre ore 17:00-18:30 per bambini da 6 a 10 anni
Iscrizione € 35,00 - Quota mensile € 28,00

> da Mercoledì 12 ottobre ore 18:00-19:30 e 2 sabati al mese ore 15:00-17:00 per ragazzi da 11 a 15 anni
Iscrizione € 35,00 - Quota mensile € 45,00




::CORSO DI DANZE POPOLARI EUROPEE::_da ottobre 2011 a maggio 2012

condotto da Claudio Cesaroni

Adanzè

Lunedì 10 ottobre > Lezione di prova gratuita

Avete ballato con gli Adanzé?
Ecco l’occasione per proseguire un viaggio affascinante nel mondo delle danze popolari.

La magia del ballo popolare risiede nello spirito collettivo che lo anima, nel piacere di rinnovare insieme un rituale secolare dai molteplici volti.
Un mondo di forme, musiche e passi, di atteggiamenti del corpo, di modi e galatei, di psicologie, di miti, di simboli e di riti: è il ricchissimo patrimonio dei balli tradizionali europei, proposto in un viaggio a passo di danza attraverso l’Italia, la Grecia, i Balcani, la Francia, l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda.
Balli collettivi, cui partecipano molti danzatori contemporaneamente.
Balli dalle strutture molteplici: in cerchio, in catena, in quadrato, a schiere contrapposte; balli rituali, di corteggiamento e di sfida, balli cantati.
Balli che hanno spesso molte musiche, e strumenti molto diversi per eseguirle, dai più antichi ai più moderni, in tutta l’Europa: cornamuse e zampogne, pifferi e bombarde, tamburi di ogni grandezza, ghironde, flauti, violini, chitarre, organetti e fisarmoniche, salteri e arpe, e voci che affascinano.
Balli che ancora oggi ci parlano di un rituale antico, che si rinnova ogni volta che una musica muove un piede e un sorriso, e balliamo per il nostro piacere e per quello di chi è con noi nel ballo. Un intero mondo di gesti e di movimenti, che ha dietro di sé un lavoro di cesello durato secoli, vero e proprio artigianato delle forme espressive popolari.
Non è necessario saper già ballare: lo si imparerà, divertendosi, al corso e alle feste da ballo.

- N°1 incontro settimanale: lunedì > dalle ore 19,00 alle 20,30
Quota bimestrale € 80,00

Info e prenotazioni:
Claudio Cesaroni: clau52@tiscali.it - 340 6246582
Chille de la Balanza: chille_@libero.it - 055 6236195



:: CORSI IN VIA DI DEFINIZIONE

::Stage di Teatro::
a numero chiuso

•• L'ATTORE ••
condotto da Claudio Ascoli

Trovare la creazione, annullando la recitazione attraverso un lavoro di sottrazione,
con esercizi rivolti al ritrovamento del doppio e dell'oscuro che c'è all'interno di noi
e nel rapporto con e contro l'Altro.
Poesia e Teatro tra lettura e recitazione.

2011 - 2012 Date da definire
Sabato ore 15:00 - 19:00
Domenica ore 10:00 - 13:00
Quota partecipazione € 60,00



::SEMINARIO DI DANZA CONTEMPORANEA::
condotto da Bianca Papafava
in collaborazione con l'associazione culturale Fosca

Nel misurarmi con il gesto mi chiedo che cosa talvolta lo rende "straordinario".
Che cosa muove il nostro essere, di cosa nutriamo un movimento, uno stare, un'azione?
Che cosa anima un corpo che danza?

In un seminario mi sorprende la relazione sempre nuova con il presente, con lo spazio che ci ospita e con il gruppo. Quello che mi interessa è vivere l’unicità di questo incontro e ciò che da questo nasce, in un luogo diverso da sé, abbandonandosi al possibile.

In un tessuto di libertà e rigore seguo un percorso che si misura con la scrittura e l’improvvisazione. Nel percorrere il cammino che dal pavimento conduce il corpo alla verticale, dall’abbandono alla spinta e alla dinamica, attraverso le tappe della crescita e dell’evoluzione, nello scoprire come è fatto il corpo e come funziona, cerco uno stare attento e sensibile, un ascolto che avvicini ai desideri, aiuti a cogliere la magia del reale e la creatività che si nasconde nel quotidiano.

Danzatrice e coreografa, Bianca Papafava, si è diplomata presso la Folkwang Hoschule di Essen in Germania. Ha lavorato a lungo con Raffaella Giordano.
Vicina al mondo dell'infanzia, lavora nell’ambito del teatro ragazzi e della formazione.

2011 - 2012 Date da definire
Sabato ore 15:00 - 19:00
Domenica ore 11:00 - 15:00
Quota partecipazione € 60,00


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PROGETTO DON MILANI. LETTERA A UNA PROFESSORESSA

LETTERA A UNA PROFESSORESSA

di e con Claudio Ascoli

Liberamente ispirato al libro collettivo degli allievi della Scuola di Barbiana
curato da don Lorenzo Milani 1967


RITORNA LA LEZIONE DI DON MILANI
IN UNO SPETTACOLO TEATRALE

In distribuzione nella stagione teatrale 2011-2012. Per informazioni vedi la fiche tecnica

Adatto anche per recite scolastiche – scuola media superiore

Ha debuttato a Vicchio il 21 maggio 2011, in occasione della Marcia a Barbiana
Presentato con successo a Firenze – San Salvi nell’Estate fiorentina 2011


“Lettera a una professoressa”: ritorna la lezione di Don Lorenzo Milani in uno spettacolo teatrale dei Chille de la balanza.
La storica compagnia di teatro di ricerca diretta da Claudio Ascoli ha prodotto in collaborazione con il Comune di Vicchio lo spettacolo Lettera a una professoressa, dall’omonimo libro collettivo degli allievi della Scuola di Barbiana, curato da Don Lorenzo Milani nel 1967.
Un autentico spettacolo-lezione per formare…cittadini sovrani!
“E’ un libro veramente bello, un vento di vitalità. Fa ridere da soli, e immediatamente dopo vengono le lagrime agli occhi. (…) Di questo libro devo dire in generale tutto il bene possibile: non mi è mai capitato di essere entusiasta di qualcosa e di sentirmi obbligato, costretto a dire agli altri: leggetelo! Lettera a una professoressa riguarda sì la scuola come argomento specifico, ma nella realtà riguarda la società italiana, l’attualità di vita italiana.” Sono parole di Pier Paolo Pasolini all’indomani della pubblicazione di un libro che avrebbe lasciato una vasta eco nella società italiana: e non è un caso che già dopo pochi anni i decreti delegati e più in generale una nuova idea di scuola (e di società) misero profonde radici, pur tra mille contraddizioni.
Oggi i tempi sono cambiati e di molto, ma quanto mai attuale è la necessità di formare cittadini sovrani nel percorso di don Milani per “portare un uomo ad essere libero, ad essere soggetto consapevole”. Sta infatti sempre più venendo meno, per dirla con parole di Padre Balducci sul prete di Barbiana, “la laicità come immediatezza del rapporto tra uomo e uomo, (…) e l’educazione come addestramento alla critica.”
Nella Lettera ai giudici di Roma Don Milani osservava: “La scuola è diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. E’ l’arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione). (…) Non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservare quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.”
Non c’è niente di meglio per definire il senso di questo spettacolo, oggi più che mai attuale nella inattualità di Don Milani per la recente riforma Gelmini, per lo stato di perenne crisi delle istituzioni, per la massiccia indicazione di valori (per Don Lorenzo dis-valori) che vengono imitati passivamente da individui non più soggetti.
“Lettera a una professoressa” dei Chille è un evento di narrazione ed affabulazione, scritto e “giocato” da Claudio Ascoli e dai suoi compagni Sissi Abbondanza e Marco Mocellin, con parole, immagini e riflessioni su e da don Milani.
Il gioco teatrale suggerisce una scrittura collettiva con gli spettatori da parole, oggetti, situazioni contenuti in una valigia (un crocefisso, un sacchetto di chiodi, una bandiera rossa, lettere, uno spezzone di pellicola cinematografica, una banana...), che vengono scelti a comporre lo “spettacolo”, che risulta così diverso ogni sera.
Un evento divertente e spiazzante, con anche un breve film-inchiesta “comizi di scuola”, di pasoliniana memoria (Comizi d’amore), che raccoglie sorprendenti interviste nei mercati popolari su cosa oggi pensi realmente la gente della scuola e dei suoi problemi.
Due ore di teatro per capire, emozionarsi, imparar facendo, entrare in un percorso storico e politico per parlare dell’oggi e del “che fare?” a partire da Don Milani, dalla sua opera e dal suo tempo.

FICHE TECNICA

Lo spettacolo non ha particolari esigenze tecniche: è giocabile in teatri anche di piccole dimensioni (sia di palco che di platea), alla italiana o non, pur privi di graticcio attrezzato.
E’ sufficiente una inquadratura nera con fondale e n. 4 quinte.
Ovviamente, la presenza sul posto di graticcio, ritorni, dimmer… è ben accetta!

Prevede l’utilizzo di uno schermo sul fondo del palco, da utilizzare per n. 2 momenti video, previa apertura del panorama nero o soluzione similare; è meglio poter far scomparire lo schermo quando non in uso, purché con azioni non molto rumorose. Nel caso il Teatro sia sprovvisto di questo schermo e della relativa copertura, la compagnia può provvedere in proprio, previa tempestiva segnalazione del Teatro. Lo stesso vale per inquadratura, quinte, dimmer, ritorni luci…

Uniche condizioni tecniche irrinunciabili sono la possibilità di sistemare la regia audio e luci sul palco, e un facile passaggio da palco a platea e viceversa (scaletta di collegamento).
Lo spettacolo utilizza un numero non rilevante di proiettori e luci, tra cui una padella, che viene calata in scena a una certo punto.

Nel corso dello spettacolo c’è un’azione teatrale con una saldatrice, per realizzare in tempo reale una scultura.

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“Lettera ad una professoressa”: i Chille de la Balanza a Vicchio per ricordare Don Lorenzo Milani.
Recensione di Claudia Vitale


Vicchio, 22 maggio 2011

Spettacolo tutto anticonvenzionale, sperimentale, di rottura, quello proposto dai Chille lo scorso sabato presso il teatro Giotto a Vicchio. Il luogo che li ha ospitati è già di per se stesso testimonianza di una lotta importante: qualche decennio fa il teatro avrebbe dovuto diventare un grande centro commerciale e solo la forza d’animo, l’intelligenza di qualche cittadino ricco di spirito di iniziativa è riuscito a salvarlo. Anche il Comune di Vicchio ha accolto la provocazione di uno spettacolo tanto atipico ed è stato giustamente ripagato con la presenza di ben 220 persone contro le 150 che il teatro Giotto può di fatto contenere. Gli stessi allievi di Don Milani, presenti in sala, hanno permesso un’operazione così nuova, vi hanno collaborato con vero entusiasmo e generosità, commossi di fronte alla messa in scena di un loro importante vissuto e di fronte all’omaggio per l’amato maestro. Uno spettacolo coraggioso dunque e anche di rottura appunto, come lo stesso Don Milani avrebbe desiderato, sia perché teso a non mitizzare Don Lorenzo, a non fare di lui un eroe (“povero quel paese che ha bisogno di eroi”) sia perché strutturato principalmente sull’appellativo milaniano per eccellenza: “l’obbedienza non è più una virtù!”. Obbedienti i Chille non sono stati affatto né al tempo della performance – durata infatti oltre due ore – né alla composizione scenica tradizionale. La parete divisoria fra pubblico e attore si è rotta ripetutamente coinvolgendo tutti gli spettatori al fine di costruire quella che Don Milani avrebbe chiamato una “comunità educante”. La stessa struttura portante dello spettacolo è stata destrutturata e resa collage di video, citazioni, reading con la partecipazione attiva di alcuni spettatori. Un collage reso visibile e concretissimo del resto, dall’originale creazione di Sissi Abbondanza e Marco Mocellin sul palco a fine performance: una torre di metallo assemblata e saldata sul momento, con una ruota ed una pala, simboli della fatica del lavoro cui i ragazzi di Don Milani erano costretti quotidianamente sui campi, ma anche simbolo di una possibilità di riscatto grazie alla volontà e alla determinazione, grazie alla comune lotta per la libertà. Una creazione alla Duchamp dunque che dà forza e sostanza allo spettacolo stesso e se ne fa simbolo. Spettacolo di rottura come gioco, dunque, ma un gioco molto serio nel rispetto di quel rigore milaniano, valore fondante di tutta la sua esistenza di uomo ed educatore, a cui più volte Claudio Ascoli ha fatto riferimento. Spettacolo di rottura perché ironico capovolgimento di quei falsi valori considerati invece fondanti dai sistemi tradizionali: prima di tutto dalla Chiesa e dallo stato. Così la lettera scritta da Don Milani al Vaticano, documento altissimo che testimonia tutta la sua lotta per la verità e la giustizia, smaschera le ipocrisie della Chiesa, i suoi soprusi sui più deboli, la sua generosità fasulla. Un capovolgimento anche di un possibile ordine cronologico degli eventi: Claudio Ascoli ha scelto non di narrare ma di guidare, come farebbe un buon educatore lasciando agli spettatori la possibilità di scegliere, rendendoli cioè brechtianamente attivi e partecipi della loro stessa educazione, consapevoli della loro capacità di crescita. Proprio come avveniva nella piccola aula della scuola di Barbiana in cui tutti contribuivano al sapere comune, aiutavano gli alunni più piccoli, quelli in difficoltà, mentre Don Milani vigilava, guidava e lasciava che imparassero, che fossero loro i veri protagonisti del proprio processo di apprendimento. Così del resto nasce anche l’opera “Lettera ad una professoressa”, come scrittura di gruppo, come insieme di idee condivise e discusse, come sviluppo di un confronto e di una vera capacità critica. Quante volte Don Milani – e con lui Claudio Ascoli portavoce di quelle parole di lotta – aveva fatto sentire la sua voce contro coloro che l’avevano accusato di aver messo la firma sullo scritto per farsi pubblicità; quante volte aveva ripetuto che lo scritto “apparteneva solo ai suoi ragazzi”. L’idea di scrittura collettiva è stata resa visivamente e concretissimamente dalla costruzione sul palco di un grande tavolo per mano di alcuni spettatori scelti a caso fra il pubblico a sostegno di quel principio pedagogico tutto milaniano del “non perdere tempo” e del collaborare al fine di “fare cose utili per la comunità”. Seduti intorno ad esso, come mostrano ancora oggi alcune foto della scuola di Barbiana, si imparava a “curarsi” dell’altro, a “prendersi cura” del mondo, delle cose e delle persone. Così, non senza commozione, Claudio Ascoli ha tirato fuori e appoggiato sul “grande banco” una valigia piena di ricordi tutti legati in varia misura alla vita di Don Milani: molti giornali, un vecchio biglietto del treno testimonianza della fuga di Don Milani da chi voleva incastrarlo politicamente, alcuni fogli con stampate alcune parole tratte dal dialetto barbianese, la bandiera del partito comunista e persino una banana, testimonianza di un episodio di umanissima generosità nella vita di Don Milani. Il senso di rottura è stato amplificato fin dall’inizio con l’intreccio originalissimo fra le figure di Pasolini, Basaglia e Don Milani. Tre figure scomode, fatte fuori dal sistema vigente, volutamente allontanate, esiliate, uccise dal sistema stesso (“è sempre il poeta a morire”). Pasolini, già attentamente studiato da Claudio Ascoli, viene mostrato in uno splendido video mentre, durante un’intervista, parla del libro più bello che abbia mai letto, “Lettera ad una professoressa”. Basaglia viene ricordato perché altra figura di rottura contraria a schemi sistematici e coercitivi. Al collage di video e sculture - da ricordare in particolare la composizione di Alessio Rinaldi - si aggiunga la suggestione offerta dalle musiche: non solo Bach e Beethoven amatissimi da Don Lorenzo ma anche canzoni inglesi, i Beatles e i Rolling Stones, e cassette francesi ascoltate dagli allievi di Barbiana per imparare la lingua straniera. Suggestioni generose offerte dai Chille dunque che culminano in un banchetto finale condiviso in convivialità e allegria mentre Claudio Ascoli sul palco resta muto a guardare la scultura, resta muto a riflettere sul valore della convivenza e del reciproco aiuto. L’intreccio si arricchisce e si amplia ulteriormente quando i Chille propongono una riflessione sulla scuola di oggi, con le sue contraddizioni e le sue tensioni, attraverso interviste nei mercati di Firenze e di Vicchio. Vere e proprie provocazioni per spingere ad un ripensamento su ciò che veramente si sa della scuola e su ciò che essa dovrebbe diventare: un luogo di umana accoglienza, di uguaglianza e di libertà spirituale. In tutto questo intreccio e gioco ad incastri il nucleo dello spettacolo resta e brilla sotto la luce della lampada centrale del palcoscenico: l’attenzione va a Don Lorenzo, come lo ha chiamato Claudio Ascoli durante tutto il corso della serata, ossia all’uomo che con coraggio ha capovolto un sistema ingiusto cercando un nuovo modo di fare scuola, ossia di imparare a stare al mondo - rispettando il prossimo, curandosi dell’altro, amando tutti i giovani: “…io i giovani li vedo splendere, li stimo sopra ogni cosa”.

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SAN SALVI
LIBERA REPUBBLICA DELLE ARTI E DELLE CULTURE. IL SALVINO

MATERIALI VIDEO

2011
ABITARE I CONFINI
LA PASSIONE

Firenze San Salvi 11 settembre




2010
ABITARE I CONFINI
Firenze San Salvi 11 settembre




2009
E’ UN BRUSIO LA VITA
da Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini
Firenze San Salvi 7 luglio



2008
LA MUSICA MAI VISTA
Firenze San Salvi 17 settembre




2007
÷ IL BIANCO E IL NERO FANNO IL ROSSO?
Firenze San Salvi 30 settembre 2007



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:: PROGETTO DINO CAMPANA

DINO CAMPANA E SIBILLA ALERAMO

“Tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili” scrive Campana nell’agosto del 1916, quando ha da poco conosciuto Sibilla; “Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili” scrive l’11 aprile del 1930 a Binazzi, quando incomincia a maturare l’idea di non voler lasciare più il manicomio di Castelpulci dove morirà il 1° marzo 1932.
Passioni e sentimenti, paure, tenerezze, invocazioni, tradimenti, ricongiungimenti, botte e minacce, miseria e malattia: tutto sotto "un cielo fatto solo d'amore". E' l'incontro di Dino Campana con Sibilla Aleramo, un incontro straordinario, come le lettere che i due amanti si scrissero.
Fin dalle prime lettere, Sibilla sembra consapevole del miracolo offerto dal loro incontro e incoraggia se stessa e Campana nel necessario sforzo della lotta per mantenersi nella vita, nella difesa di un dono, sorretta dalla fede che il loro amore li guiderà lontano: "Ti amo, soffro, sentimi. Se saprò che sei costì, forte, sarò brava anch’io, te lo giuro sul nostro amore, Dino, saprò aspettare, ho tanta fede, tutto è bello, sì, tutto è stato necessario, la vita sarà per noi, amor mio…
Una credenza questa, che cercherà di far condividere anche agli amici, per non sentirsi sola, abbandonata, nei molti momenti di forte disagio e crisi del Poeta: "Campana è malato profondamente, neurastenia con mania continua di fuga, di annientamento. È atroce quel che la vita può su un uomo… I primi giorni qui, per lo sbalzo della montagna, sono stati terribili. Ora ritorna un po’ di calma e un po’ di speranza: Bisogna che senta altri cuori oltre al mio, che lo voglion vivo. So che avete per lui, oltre all’ammirazione, una vera simpatia. Aiutiamoci."

I Chille de la balanza - che da anni lavorano intorno a Campana con spettacoli anche all'estero (Parigi, Bruxelles...) - propongono un nuovo omaggio al poeta di Marradi intitolato, semplicemente, "Dino Campana e Sibilla Aleramo". In scena a vivere emozioni, passioni, incontri e rifiuti dei due amanti sono Claudio Ascoli e Chiara Macinai. Nel denso percorso epistolare si inserisce Massimiliano Larocca, cantautore fiorentino che ha musicato molti dei poemi dei Canti Orfici, restituendone nuove emozioni, nel rispetto di ritmo e colori.

Lo spettacolo è in distribuzione

MATERIALI VIDEO

Lettura del poema GENOVA dai Canti Orfici di Dino Campana tratta dallo spettacolo VIENI A VEDERMI, TI PREGO... TUO DINO di e con Claudio Ascoli.




INCONTRO "FANTASTICO" TRA IL POETA DINO CAMPANA E IL CANTANTE ENRICO CARUSO



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PROGETTI ANTONIN ARTAUD, CESARE PAVESE e PIER PAOLO PASOLINI
IO CHE VIVO DI PASSIONE
Tête à tête itinerante con Antonin Artaud

di e con Claudio Ascoli
e con l'amichevole partecipazione di Paolo Tranchina e Filippo Trovato

Ascoli lavora sull'ultimo periodo creativo del poeta de "Il teatro e il suo doppio", quello che comunemente viene definito il "dopo Rodez", collegandosi in qualche modo con l'ultimo internamente manicomiale vero e proprio, appunto nell'asilo psichiatrico di Rodez. Fu in quegli anni che Artaud scrisse, designò, elaborò pittigramma, recitò senza sosta alla ricerca di un possibile linguaggio e di quello che definì il Nuovo Teatro della Crudeltà. Memorabile (e tragica) la serata al Vieux Colombier, intitolata "Artaud le momo, tête à tête di Antonin Artaud" dove il termine tête à tête sta ad indicare contemporanemante incontro e scontro con il pubblico: in essa il poeta finì ben presto con l'interrompersi, gettare in aria un centinaio di fogli ed andare via urlando: "Avrei voluto dire al pubblico: voi siete di troppo qui, e io sono di troppo davanti a voi a questo posto, come una specie di oratore ibrido; per strada, davanti a una barricata non sarei certo di troppo e d'altronde poco o molto siete tutti colpevoli dell'incrostazione delle istituzioni attuali avendo tutti qualcosa da proteggere, conservare o salvare. (Artaud)". Ascoli parte proprio da questo terribile momento per costruire un "fantastico" viaggio di Artaud-Ascoli nei luoghi ancora abbandonati di San Salvi, in compagnia di versi, suoni, lettere artaudiane sino a che echeggerà...: "E mi consacrerò ormai/ esclusivamente/ al teatro/ come lo concepisco, un teatro di sangue, un teatro che ad ogni rappresentazione/ avrà fatto/ guadagnare/ corporalmente/ qualcosa/ tanto a colui che recita che a colui che viene a veder recitare./ Del resto non si recita/ si agisce. Il teatro è in realtà la genesi della creazione.

Lo spettacolo è in distribuzione






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::PROGETTO CESARE PAVESE

1908-2008
Chille de la balanza

in collaborazione con
Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Cesare Pavese
Regione Piemonte Comune di Santo Stefano Belbo
Fondazione Cesare Pavese
Premio Grinzane Cavour



:: PPP Passeggiando per Pavese
special event di Chille de la balanza
per il centenario della nascita di Cesare Pavese Santo Stefano Belbo (Cuneo)
sabato 6 settembre 2008 dalle ore 16.30 alle ore 22.30


Spettacolo itinerante in 10 stazioni-luoghi pavesiani multilinguaggio (Teatro, Festa e Danza Popolare, Canzone, Musica, Proiezioni video, Installazioni…) e multilingue.






VERRA' LA MORTE E AVRA' I TUOI OCCHI
Claudio Ascoli legge la poesia testamento di Cesare Pavese




:: OGNI GUERRA E' UNA GUERRA CIVILE
con Claudio Ascoli, Sissi Abbondanza e Marco Pecchioni


Ancora Pavese con Ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione. Perché sono morti? Forse lo sanno unicamente i morti, e soltanto per loro la guerra è finita davvero.

Questo il lungo titolo della produzione dei Chille de la balanza, che nel 2007 dopo anni vede nuovamente sulla scena insieme Claudio Ascoli, nel ruolo di Corrado-Pavese, e Sissi Abbondanza, nei ruoli di Cate ed Elvira.
Ogni guerra nasce da La casa in collina, romanzo breve (seconda parte di Prima che il gallo canti), fortemente autobiografico, pubblicato alla fine del 1948: il lungo titolo ne è infatti la pagina conclusiva.

Lo spettacolo inventa il ritorno a casa del giovane partigiano Dino, il suo ritrovare luoghi e oggetti di una recente memoria nel ricordo dell'incontro tra sua madre Cate e Corrado-Pavese, forse suo padre. Ogni guerra vive di frammenti simbolici (immagini, parole, movimenti, suoni, musiche, odori…) sul tema della guerra, della guerra come idea, come impegno, della guerra civile, dei bombardamenti che non risparmiano le città, una guerra sempre presente. In scena, insieme ad Ascoli che cura anche la regia ed Abbondanza responsabile dello spazio scenico in uno con Katarzyna Pobudkievicz, Marco Pecchioni, nel delicato ruolo di Dino.
Musiche originali di Alessio Rinaldi, immagini di Francesco Ritondale. Foto di scena di Massimo Agus. Un trailer di Ogni guerra è visibile sia nel sito dei Chille che su Youtube.

Guarda il Trailer



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::PROGETTO PIER PAOLO PASOLINI

Pier Paolo Pasolini... Me ne vado
Giovedì 5 novembre 2009 Prima Nazionale
Teatro Pier Paolo Pasolini – Casarsa delle Delizie
Co-produzione Centro studi Pier Paolo Pasolini Casarsa

Lo spettacolo ha debuttato in forma di studio nell’Estate fiorentina 2009; è largamente riferito allo strappo-sradicamento del poeta dal Friuli, evento di cui quest’anno cade il sessantesimo anniversario. E' infatti del ’49 l’espulsione di Pasolini dalla sezione del Pci di Casarsa - San Giovanni di cui era segretario e dalla Scuola Media in cui insegnava italiano, dopo le accuse - di lì a poco rivelatesi infondate - di oltraggio al pudore. Così, all’indomani del surreale editto di scomunica ai comunisti, Pasolini si trasferì dal Friuli a Roma, dove, ironia del destino, giunse proprio all'inizio dell’Anno Santo (1950).
Lo studio ripercorre con parole, azioni, gesti, immagini, musiche, fiabe (La Sagra degli Osei), gli anni dell’infanzia e della giovinezza del poeta a Casarsa e Sacile, le sue dolci ossessioni (il suono delle campane, le fontane…) nel crescente manifestarsi di una vitalità prorompente e innocente: i giochi sulla Livenza, l’amore per il cinema, l'adesione alle lotte dei contadini con i proprietari terrieri all'indomani del lodo De Gasperi, ma soprattutto i difficili incontri-rapporti di un omosessuale con il femminile: con la madre, con la violinista Pina Kalz (che avvicinò il poeta alla musica di Bach) e con la scrittrice Silvana Mauri, suo quasi-amore. In Pier Paolo Pasolini...Me ne vado assume un forte rilievo anche il conflitto con il padre, militare di carriera, di cui il poeta ricorda la violenta inoculazione, quand'era ragazzo, di gocce di collirio su di un tavolo di cucina: lo stesso tavolo sul quale egli vedrà consumarsi una scena di violento amore (?) tra i suoi genitori.
La scrittura scenica non sceglie un percorso cronologico, spaziando avanti e indietro nel tempo mentre sottolinea la pasoliniana voglia di far festa ovunque e comunque, e la sua esigenza di esser pedagogo: esigenza che svela attraverso il personaggio fortemente autobiografico di Don Paolo, presente nella prima stesura de Il sogno di una cosa e rimosso poi nella stesura definitiva per una sorta di autocensura.
Non mancano citazioni del periodo romano con frammenti da La ricotta, Accattone, Il fiore delle mille e una notte, Affabulazione (Padre nostro che sei nei cieli), e ancora visioni dall'ultima incompiuta fatica, cioè Petrolio, con i due sottoproletari Merda e Cinzia e soprattutto con la surreale scena di "Farsi i cazzi propri".
I Chille ritengono che svelare le complesse radici della creazione pasoliniana aiuti a comprendere come siano stati principalmente il crudele distacco dai luoghi nativi, la morte del mondo antico e successivamente il consumismo e la “fine del corpo” a condurre Pasolini verso l’unico possibile, tragico epilogo. Non è perciò un caso che lo studio Pier Paolo Pasolini… Me ne vado si concluda con una messa in spazio - con la presenza di rarissime immagini dal film documentario 12 dicembre, realizzato con Lotta continua ad un anno dalla strage di p.za Fontana alla Banca dell'Agricoltura a Milano - dell’ultima intervista che Pasolini rilasciò all’allora giovane giornalista Furio Colombo poche ore prima di essere ucciso, e per la quale indicò come possibile titolo “Siamo tutti in pericolo”.




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C H I . S I A M O

La compagnia teatrale Chille de la balanza fu fondata nel settembre 1973 a Napoli da Claudio Ascoli.
Ascoli nasce in una famiglia di attori e teatranti napoletani da tre generazioni. Gli Ascoli, insieme ai Maggio, agli Scarpetta e naturalmente ai De Filippo formano un po’ l’ossatura storica del Teatro napoletano a cavallo tra l’800 e il ‘900. Già da adolescente si dedica al teatro, con esperienze scolastiche ed universitarie.
E’ ammesso all’Accademia Silvio d’Amico, sia come attore che come regista. Suoi insegnanti sono – tra gli altri – Sergio Tofano ed Ernesto Calindri. Ben presto la lascia, soffrendo una certa mancanza di autonomia.
Torna a Napoli e fonda il gruppo Chille de la balanza, che vede i suoi primi passi al Teatro, Comunque., nella via dei librai: Port’Alba.
Il Teatro, Comunque. ed il Cinema Altro (suo dirimpettaio), divengono in pochi anni punti essenziali di riferimento della vita culturale napoletana.
Ascoli inizia il suo lavoro partendo da un recupero, molto rigoroso, delle tradizioni napoletane. Il nome “chille de la balanza” è quello degli antichi venditori di frutta ed ortaggi che – tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 - andavano per le strade del Centro Antico, vendendo le loro mercanzie e raccogliendo storie ed aneddoti che poi ri-narravano la sera nelle osterie davanti ad un bicchiere di vino.
Ben presto, però, è affascinato dalle Avanguardie del XX secolo, di cui diverrà negli anni – sempre con il gruppo dei Chille – forse il più attento frequentatore in Europa. E’ della fine degli anni ’70 la ricerca su Apollinaire, Tzara ed altri. E proprio allora nasce la collaborazione e poi l’amicizia con personaggi quali Henri Béhar, forse il più importante storico dada-surrealista, Michel Décaudin e Pierre Caizergues.
Contemporaneamente, sviluppa una forte attenzione verso il luogo e la performance di Teatro in strada, che, sino a quel momento, era vista piuttosto come evento-festa non strutturato, più vicino alla clownerie ed all’improvvisazione che al Teatro. Ascoli e i Chille la elevano a ben altra dignità e con questo nuovo teatro in strada vanno in giro in tutt’Europa, come moderni commedianti dell’Arte. Raccolgono significativi successi in Germania, Spagna e soprattutto Francia, dove incontrano Mario Dondero, il grande fotografo che ritroveranno trent’anni dopo nelle terre di Pavese, e vivono importanti esperienze con l’utilizzo di architetture gonfiabili, opere di uno straordinario artista, che diverrà loro affezionato partner per oltre 15 anni: Hans Walter Müller.
A metà degli anni ottanta Ascoli e i Chille si trasferiscono in Toscana e precisamente a Pontassieve (Fi), dove realizzano un singolare complesso con Laboratorio, Casa-residenza e soprattutto Teatro d’Aria (creazione di Müller). E’ questa una struttura innovativa, totalmente vuota e ridefinibile compiutamente ad ogni evento. Il successo è immediato ed investe – anche con i progetti di Teatro in strada - Firenze, la Val di Sieve e parzialmente anche il Mugello (v. Carnevale sui treni ecc…).
Continua, nel frattempo, la forte attenzione verso le avanguardie del XX secolo e a Firenze, nel piccolo Teatro art-déco denominato Teatro 13, prendono vita – in collaborazione/Convenzione con il Comune di Firenze ed il Quartiere 2 - singolari produzioni da lavori di Vitrac, Malespine, Ribemont-Dessaignes e Artaud.
Il successivo arrivo a San Salvi nel 1998 rappresenta il momento di maggiore visibilità progettuale per Ascoli e i Chille. Negli spazi affascinanti ed inquietanti dell’ex-manicomio di Firenze è nato e vive il progetto denominato prima San Salvi la città negata, poi San Salvi la città ri-nata e ora San Salvi Città Aperta. Un progetto che sta restituendo ai fiorentini una area di quasi 33 ettari nella zona di Campo di Marte, anche grazie a Passeggiando nella notte di San Salvi, viaggio-iniziazione nell’ex-città manicomio di e con Claudio Ascoli, che si svolge ininterrottamente dal 1999 ad oggi con oltre 400 repliche, sempre esaurite!
Teatro (produzioni, ospitalità - tra gli altri Eugenio Barba con l’Odin e Giuliano Scabia, laboratori e stages), ma anche Danza Contemporanea, Musica (concerti di Vecchioni, Jannacci, Tesi e Banditaliana, Nando Citarella, Morgan, Nada e Avion Travel, Baccini…), Cinema, Video, Esposizioni, Pittura (con le importanti collaborazioni con Amedeo Lanci e Fuad), Performances, la creazione di un Centro di Studi dedicato ad Antonin Artaud (in collaborazione con Carlo Pasi) hanno reso San Salvi un autentico luogo cult della città di Firenze e dell’Estate fiorentina, con un numeroso pubblico di affezionati: soprattutto giovani, ma non solo. Qui si è svolto il 1° Forum Europeo del Teatro (novembre 2002), nell’ambito del più generale Forum Sociale Europeo di Firenze.
Un’analisi a parte meriterebbe La Trilogia della vita (Kamikaze 2002, Macerie 2003 e Paure 2004), con i tre spettacoli realizzati nella notte tra il 10 e l’11 settembre (a memoria dell’attentato alla Torri Gemelle), oggi raccolti in un unico dvd con una presentazione critica di Paola Maroni.
Negli ultimi dieci anni non possono dimenticarsi i progetti di Ascoli di Teatro di Poesia (Campana, Baudelaire, Pasolini, Hikmet, Rimbaud, Chlebnikov, Nietzsche e Alda Merini), e gli studi triennali con Laboratori su Vasco Pratolini (2003-2005 Il Quartiere, Le ragazze di Sanfrediano e Cronache di poveri amanti) e Franz Kafka (2006-2008 Il Castello, AmeriKa e Il Processo).
Nel triennio 2006-2008, i Chille hanno realizzato in collaborazione con la Fondazione Cesare Pavese di Santo Stefano Belbo un percorso su Cesare Pavese, in occasione del centenario della nascita dello scrittore piemontese: in esso hanno prodotto una serata poetica su Lavorare stanca (2006), I pensieri di Deola (2006), performance di danza contemporanea di Bianca Papafava e lo spettacolo Il mestiere di vivere, presentato al Pavese Festival 2007; subito dopo la compagnia ha debuttato con Ogni guerra è una guerra civile, liberamente tratto da La casa in collina, che vede di nuovo insieme sulla scena Sissi Abbondanza e Claudio Ascoli. Nel settembre 2008 nei luoghi pavesiani è stato realizzato PpP Passeggiando per Pavese , evento itinerante mulitlingue e multilinguaggi con oltre 50 Artisti, tra i quali non possiamo non segnalare il pittore curdo Fuad che ha realizzato un enorme murales di oltre 150 mq. su Pavese, il fotografo Mario Dondero che ha documentato l’intero percorso, il videomaker Francesco Ritondale che ha realizzato un video (in quattro lingue) presente anche su Youtube.
I Chille e Ascoli hanno partecipato ad importanti Festivals, tra cui Expo Sevilla, Taormina Arte, Carnevali di Venezia e Viareggio, Mannheim, Sitges, Barcelona, Freiburg, Asti, Marché Mondiale de la poèsie di Parigi, Orléans, Nanterre… e alle trasmissioni televisive in Mondovisione dedicate da Vittoria Ottolenghi al mondo della Danza, con presenze a Napoli e a Trieste.

Nel 2007 è uscito per Morgana Edizioni il libro-saggio di Costanza Lanzara Teatro, Comunque – L’universo creativo dei Chille de la balanza da Napoli al “mondo” di San Salvi, libro che si avvale anche di una ricca iconografia con foto di Mario Dondero, Stefano Buonamici, Fabio Donato, Massimo Agus, Isaia Iannaccone e…

Nel triennio 2007-2009 i Chille hanno realizzato San Salvi Libera Repubblica delle Arti e delle Culture, una giornata di con-fusione delle Arti con oltre 100 Artisti impegnati a proporre, confrontare e scambiare le loro creazioni.

Nel biennio 2009-2010 la compagnia ha realizzato un progetto su PierPaolo Pasolini, a partire dall’ultimo romanzo incompiuto Petrolio ed in collaborazione con Centro Studi Pasolini Casarsa, Fondo Pasolini Cineteca di Bologna e Archivio Pasolini Gabinetto Vieusseux.
Lo spettacolo teatrale Pier Paolo Pasolini…me ne vado ha inaugurato la stagione 2009-2010 del Teatro Pasolini di Casarsa e nel giugno 2010 lo spettacolo Tutto il mio folle amore ha aperto l’Estate a San Salvi 2010.
Nell'anno 2010 i Chille hanno prodotto la nuova versione della Passeggiata a San Salvi C'era una volta... il manicomio e un evento itinerante dedicato ad Antonin Artaud Io che vivo di passione. Nel 2011 le nuove produzione della compagnia sono Lettera a una professoressa dall’omonimo libro collettivo degli allievi della Scuola di Barbiana, curato da Don Lorenzo Milani nel 1967, Io non so omaggio ad Amelia Rosselli, e Kafka.


:: TEATROGRAFIA ::

2011 LETTERA A UNA PROFESSORESSA di Claudio Ascoli
2011 IO NON SO di Sissi Abbondanza
2011 KAFKA di Claudio Ascoli
2010 C'ERA UNA VOLTA... IL MANICOMIO di Claudio Ascoli
2010 TUTTO IL MIO FOLLE AMORE di Claudio Ascoli
2010 IO CHE VIVO DI PASSIONE. Tête à tête itinerante con Antonin Artaud di Claudio Ascoli
2009 PIER PAOLO PASOLINI... ME NE VADO di Claudio Ascoli
2009 DINO CAMPANA E SIBILLA ALERAMO di Claudio Ascoli
2008 PpP PASSEGGIANDO PER PAVESE special event per il centenario pavesiano
2008 CESARE PAVESE READING da Cesare Pavese
2008 IL PROCESSO da Franz Kafka
2007 OGNI GUERRA E’ UNA GUERRA CIVILE da “La casa in collina” di Cesare Pavese
2007 AMERIKA da Franz Kafka
2006 IL CASTELLO da Franz Kafka
2006 IL MESTIERE DI VIVERE da Cesare Pavese
2005 CRONACHE DI POVERI AMANTI da Vasco Pratolini
2005 NO da Samuel Beckett e Ludwig van Beethoven
2004 PAURE di Claudio Ascoli
2004 A MANI NUDE di Sissi Abbondanza
2004 LE RAGAZZE DI SANFREDIANO da Vasco Pratolini
2004 IO, VELIMIR CHLEBNIKOV da Poesie di V. Chlebnikov
2004 DEL CAMMELLO, DEL LEONE E DEL FANCIULLO da F. Nietzsche
2003 MACERIE di Claudio Ascoli
2003 IL TESTAMENTO DELLA RAGAZZA MORTA da Colette Thomas
2003 IL QUARTIERE da Vasco Pratolini
2003 IL MANOSCRITTO DI AUGUSTA F. di Sissi Abbondanza
2002 KAMIKAZE di Claudio Ascoli
2002 PIETRE TESE NEL BOSCO di Sissi Abbondanza
2001 PIER PAOLO PASOLINI: UNA DISPERATA VITALITA’ di Claudio Ascoli
2001 ALBERI, DISPERATI UMANI di Sissi Abbondanza
2001 LES FILLES DE COEUR A NAITRE di Carlo Pasi e Claudio Ascoli da Antonin Artaud
2000 IL TUMULTO DEI CIOMPI di Claudio Ascoli
2000 IL TEMPO E’ SCORSO, SI E’ ADDENSATO, E’ SCORSO omaggio a Dino Campana di Claudio Ascoli
_____ripreso poi in nuova edizione con VIENI A VEDERMI, TI PREGO, TUO DINO
2000 ERRANDO di Sissi Abbondanza
1999 PASSEGGIANDO NELLA NOTTE DI SAN SALVI di Claudio Ascoli
1999 IL MINOTAURO di Claudio Ascoli
1998 BAUDELAIRE, I FIORI DEL MALE da Charles Baudelaire
1997 IL VIAGGIO – ARTAUD VAN GOGH LA FOLLIA da “Van Gogh, il suicidato della società” di Antonin Artaud
1997 I COSTRUTTORI DI IMPERI di Boris Vian
1996 DELIRIO A DUE di Eugène Ionesco
1995 PICASSO da “Le quattro bambine” di Pablo Picasso
1994 SOIREE DADA da Tristan Tzara e amici
1994 PAB LAROUNTALA da Pierre Albert Birot
1993 I MISTERI DELL’AMORE da Roger Vitrac
1993 COSA RESTA…DI MARX?! di Claudio Ascoli
1993 BECKETT da Samuel Beckett
1992 ARCHITETTURE D’ARIA E MOVIMENTO, performance alla Expo di Sevilla
1991 OH, CIELO! da Emile Malespine
1990 IO MI TROVO ABBASTANZA SIMPATICO da Tristan Tzara e Roger Vitrac
1989 A CHE ORA UN TRENO PARTIRA’ PER PARIGI? Da Guillaume Apollinaire
1988 PIEDIGROTTA CANGIULLO da Francesco Cangiullo
1987 EN ATTENDANT BECKETT da Samuel Beckett
1986 LE MAMMELLE DI TIRESIA di Guillaume Apollinaire
1985 ZU ZZIMMA di Claudio Ascoli
1983 TANTO CHIASSO PER ARLECCHINO da Walter Benjamin
1982 LES MAMELLES DE TIRESIAS di Guillaume Apollinaire (presenza in Francia)
1981 TEATRO KROETZ da Franz Xaver Kroetz
1980 –1981-1982-1983-1984 -1985 TEATRO IN STRADA: FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA, CARNEVALI DI VENEZIA…
1979 FAZZOLETTO DI NUBI da Tristan Tzara
1979 LA COMMEDIA DELL’ARTE (teatro in strada, presenza a Parigi)
1978 CHELLO C’AGGI’A FA’ FACCIO: ‘O MUORTO CA PARLA? di Claudio Ascoli
1978 IL MAESTRO PIP di Nello Sàito
1977 MAJAKOVSKIJ A NEW YORK da Vladimir Majakovski
1976 FATICANNO di Claudio Ascoli
1975 UE’, PULECENE’! di Claudio Ascoli
1974 NAPOLI, PARLIAMONE di Claudio Ascoli
1973 NAPOLI, FATTI POPOLARI di Claudio Ascoli


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Di seguito troverete commenti e recensioni di alcuni spettacoli

÷ IO CHE VIVO DI PASSIONE. Tête à tête itinerante con Antonin Artaud
Marzo, 2010
Commenti

Solo di notte si può avvicinare la memoria umida e sbiadita di codesti luoghi della mente, percepirne echi lamentosi, respiri solitari.
Conduzione porosa per sorprendere scrollare, per incrinare il buio cronico dell’inconscio, per instillare il dubbio. Scendere dal palco nel tentativo estremo di corroborare la parola di euforia e rabbia travolgenti, di un’azione disperatamente trasgressiva.

Grazie per ricordare.
Grazie di rappresentare far parlare agire e far conoscere l’aspirazione al libero pensiero!

Daniela Ottanelli

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"Magnifica interpretazione di Claudio Ascoli. Già nel prologo ci inchioda alla croce delle nostre responsabilità, ci impone di aprire gli occhi, chiusi dall'omologazione culturale sempre più imperante, per vedere l'invisibile. Uno shock per le nostre coscienze sempre più rinsecchite e opache. Ascoli è sempre più "altro", non più attore o regista, non ha più bisogno dei nostri elogi per la sua professionalità, è altro, è ormai intellettuale vero, davvero lui e chille riferimento prezioso per tutti...."
Alberto Di Cintio

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...qualcuno andava, agiva, finalmente...ci lasciava un fuoco, con le sue parole, ci lasciava Il fuoco, delle sue parole. Il desiderio di non vederlo spegnere, quel fuoco, ci ha costretti ad agire, per una volta, ma sempre con le Sue parole.. Ora sta a me, bruciare, con le mie parole, o aspettare quelle di chissà chi, forse...

Marco Bianchini

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Attraversare la città di San Salvi in equilibrio precario e sentire di volere rompere le maniere di genere e considerare il fatto se il Teatro sia capace di suscitare una reazione all'oppressione della società sugli uomini sono state le emozioni provate la sera dello spettacolo.
Igor Stiks nel suo romanzo "mentre alma dorme" scrive :
"..mi interessava sapere perché proprio quello, perché fare teatro mentre le bombe ci cadevano sulla testa, e anche a che cosa servisse in genere il teatro, perché fosse l’arma contro l’arma che ci circondava. Nel mio lungo monologo aggiunsi anche che ultimamente credevo molto di più nei bombardieri e nei razzi volanti che in una bella parola.."
Il significato che ha assunto l'esperienza affascinante e indimenticabile trascorsa è l'individuazione della propria posizione di fronte allo stato di fatto, la possibilità di sentirsi uomini nonostante la gabbia che ci circonda.

Francesco Pinzaglia

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Banalmente sottolineerei il luogo della messa in scena: l'area San Salvi, luogo ancora dismesso, ancora maltrattato da chi ne ha ereditato le sorti ma di grande valore per la sua storia, la sua memoria.
Mi piace l'idea dell'ospedale psichiatrico come altro luogo di confine, come proposto da lei : luogo testimoniato, appreso nell'esperienza diretta, piuttosto che rappresentato. Chi vive di passione, vive ancora tempi duri "Voi siete troppi qui e io sono troppo davanti a voi...." mentre invece si può tentare tra un angolo e l'altro dentro San Salvi, complice la notte e l'uso della luce che svela il minimo indispensabile ad una certa "intimità". Bello pure l'uso della musica che accompagna la corsa per seguire Artaud.
Spettacolo coraggioso, così come bella la possibilità di essere tanto prossimi (vincolati a quel luogo).
Ci lascia lei/Artaud alla fine col fiato sospeso....sospesi.

Cari saluti
Barbara Giovino

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Difficile separarsi dopo aver vissuto un’esperienza così intensa tutti insieme, condiviso la sofferenza, percorso il labirinto fino a ritrovare, inaspettata, la luce, sciolto infine i lacci per una libertà nuova, intima e mai più negata. Abbiamo inseguito le parole, a fiotti, talvolta appena udite, forse fraintese, seminate per viottole oscure, lungo muri scrostati, sbarre alle finestre, e in alto la luna appena velata a sottolineare il bianco delle pagine sparse. E, in fondo, non è la parola, memoria e promessa, la libertà vera?

Rosanna Maestrelli

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Se una notte d’inverno un viaggiatore capita in un percorso sospeso tra i lontani suoni della città – confusi, rumorosi, vacui nell’andare e venire di onde sonore come segnali rinvenenti da altri mondi, di difficile e faticosa decodificazione – ed un linguaggio ancestrale fatto di gesti, di sensazioni, di rimandi sonori a mondi amniotici, quel viaggiatore avrà la sensazione di ritrovare il sé stesso che sa di avere da qualche parte ma che rifugge e che per manifestarsi in coscienza richiede l’azione catalizzatrice di un altro da sé che pure è, per tanta parte, sé.
L’andare e venire in una città dentro la città che rimanda a mondi da sempre saputi ma non per questo meno ignoti e fonti di inquietudini fanciullesche in una progressiva identificazione con luci, suoni, gesti essenziali supera l’esigenza di parole che, pure, evocate e intradette, finiscono per cadere nel nulla, tra la pioggia ed il fango, insieme alla carta che le contiene e che solo a tratti, illuminandosi col fuoco, trova un suo senso rinnovato.
Il senso di sé è quello che rimane da uno spettacolo notturno in un luogo/non luogo, in una sera d’inverno, dove un viaggiatore, sperdendosi, può ancora sperare di ritrovarsi.

Sergio Paglicci

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Io che vivo di passione?

Attraverso gli itinerari onirici e imprevisti di San Salvi e delle sue voci sussurranti, Claudio Ascoli ci getta di colpo nel mondo di significanti e voci schizofreniche che erano in Artaud: e sono sempre le SUE voci, attraverso geniali e semplici arretramenti di altezza o volume della voce registrata dello stesso Claudio Ascoli, a trascinarci di peso - inteso in senso fisico - dentro il mondo di voci e segni di Antonin Artaud.
Il corpo che "vive di passione" in questo mondo chiuso è un corpo che non regge alla tensione verso l'infinito - è scisso, spezzato, dilaniato: Ascoli lo sa alla perfezione, e attraverso gli inciampi le fatiche e le manchevolezze del suo stesso corpo rende evidente che una delle grandi rivoluzioni del teatro del Novecento, l'uso di un corpo teatrale scisso dalla voce, parte proprio da questa scissione che in Artaud era forse fisica, da "malato" di mente: il corpo fatica e si rompe, in-scena le "sue" scene, mentre è guidato da voci che gli parlano "fuori" - cioè dentro - di lui (non si dice nel linguaggio più colloquiale "sei fuori" per dire che si è fuori di sé?).
Così è il corpo di Ascoli in scena: tanto scisso dalla sua voce - sempre o quasi sempre registrata, raramente "nel" corpo - e tanto alla ricerca di una possibile fusione fra sé e quelle voci e la natura intorno (gli spazi ossessivi di San Salvi, i suoi alberi, i suoi nascondigli che Ascoli così ben conosce) - che alla fine l' unica possibile soluzione e liberazione è tornare, attraverso il carosello e il girotondo da bambino, da clown, alla fusione fra corpo che ruota e voce che ruota. Solo così quella dolorosa scissione si ricompone e l'uomo moderno - perciò stesso schizofrenico nel suo modo di vivere - può correre in auto incontro a una città abbandonando finalmente le sue voci - Sirene e noi che, come Ulisse, le ascoltiamo, legati a uno dei tanti alberi del parco in cui affondano.

Daniela Tamborino

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Figura gentile, geniale, goffa, ridente, balbettante, urlante, danzante, scherzosa, infantile, saggia, curiosa, tagliente, profonda, coraggiosa, incosciente, seducente, emozionante, sconvolgente. D’ora in poi mi accompagni, col tuo sguardo rovesciato sulla faccia oscurata dell’esitente. Mi sussurri di non dare un credito immeritato ai dati di fatto, sia una certa tradizione artistica, che si vuole a volte troppo facile senza interrogarla abbastanza e quindi rispolverarla, sia la routine quotidiana, fatta di certezze date per scontate. Ho imparato da te a ricercare questo doppio nascosto sotto un’apparente uniformità delle cose, e di questo stimolo tra i mille altri, fertile radice per rami disparati, vi ringrazio, Chille de la balanza.

Elena Paglicci

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Inizio suggestivo.
Frasi a volte sussurrate a volte urlate.
Un monologo che dà inizio al viaggio itinerante che parte dalla scoperta per arrivare alla scoperta-sofferta per soffermarsi nella folle danza al suono della voce di Artaud.
Finale / sfida ....che fa riflettere e che imbarazza positivamente (difficile capire quando l'adesione del pubblico non è più richiesta)

Alessandra Malpelo



÷ AMERIKA da Franz KAFKA
Giugno, 2007
Articoli e commenti

SEDOTTI... E ABBANDONATI!!

Può ancor oggi uno spettacolo teatrale sorprendere, sconvolgere, dividere i suoi spettatori, stimolarli a un dibattito via e-mail per giorni e giorni anche sulla propria città e sul senso del vivere quotidiano?

Sembra proprio di sì! A Firenze, Amerika da Franz Kafka, produzione dei Chille de la balanza e storia di un giovane emigrato ceco nell'incontro-scontro con l'America di inizi 900, ha fatto proprio questo!
A San Salvi (l'ex-città-manicomio di Firenze), alla fine di un seducente evento itinerante di teatro a 360° arriva un autobus di linea, con destinazione la Terra promessa del Grande Teatro di Oklahoma. Tutti gli spettatori sono invitati a salire a bordo... per essere poi abbandonati crudelmente dopo un lungo, caldo viaggio nel centro di Firenze: il primo giorno nei pressi di Piazza della Signoria, il secondo in piazza del Duomo e il terzo infine davanti alla sede RAI.

Scattano a questo punto le reazioni più imprevedibili: una giovane signora, indignata, minaccia querele e denunce, Piero Pelù - direttore di Fi.esta l'Estate fiorentina nel cui ambito si svolgeva lo spettacolo - parla di "genialità" e ritrova il "diavolo" cui è dedicato il suo progetto proprio nella trovata finale...appunto diabolica; un giornalista promette fuoco e fiamme, un signore cardiopatico chiede il rimborso del biglietto e al ritorno a San Salvi - luogo di partenza dove aveva verosimilmente parcheggiato la sua auto - anche il rimborso del taxi...ma dopo cinque minuti di chiacchierata con gli altri spettatori riconosce che nessuno altro finale avrebbe meglio reso il tema dell'emigrato europeo respinto dalla società americana descritta da Kafka e promette di invitare alcuni suoi amici per il giorno dopo.
E non finisce qui: passa una sola ora e si apre un dibattito via e-mail tra i diversi spettatori (favorevoli, incazzati neri, ex-incazzati sulla via del ripensamento ecc...), che dopo giorni, non accenna a diminuire.
Vi riportiamo qui di seguito alcuni momenti della sorprendente querelle.
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Da Il Corriere di Firenze sabato 23 giugno - articolo di Tommaso Chimenti

San Salvi, il pubblico resta a piedi

FIRENZE - Caro Claudio Ascoli stavolta l'hai proprio combinata grossa. C'era anche il direttore di "Fi.Esta", Piero Pelù, che tornava a teatro dopo decenni, per l'ultimo lavoro dei Chille de la Balanza, "Amerika" (fino a stasera) tratto da Kafka. Non parleremo qui dello spettacolo, ma della sua indegna ed irrispettosa conclusione. Più cronaca della pazzesca serata che critica della pièce. Il teatro dei Chille si è sempre scontrato, vedi la trilogia sull'11 settembre, con la realtà entrando invasivamente nelle vite, anche se per poche ore, dei partecipanti. Qui il "living theatre" ha preso troppo la mano ad Ascoli e soci. Nel finale concitato da deportazione gli spettatori vengono gentilmente invitati a salire su un autobus di linea (bella trovata ma non originale). All'interno l'atmosfera è festosa mentre l'ex Diablo (voto 8 per la pazienza) si agita, sorridendo per conoscere la direzione del mezzo arancione lanciato a tutta per i viali. Finestrini chiusi, dentro si soffoca. Caldo e sudore. Dopo lunghi giri per Firenze, la ciurma sgangherata viene lasciata in piazza san Firenze. Fatti scendere e lasciati lì. Gli attori scappano, fuggono letteralmente a gambe levate. Dopo i cento davanti al tribunale capiranno il perché. E' quasi mezzanotte, gli autobus non passano più e nessuno sa che numero deve prendere per poter raggiungere la propria auto parcheggiata a San Salvi. I taxi sono tutti occupati dalle modelle di Pitti che tornano da feste e cene vip. Beate loro. Rabbia, ira, la gente non sa che fare. Il tempo passa e non torna nessuno a riprendere la comitiva spaesata che ignara attende chi non verrà. Aspettando Godot. C'è chi sbraita: "Questo è un sequestro di persona". Ed ha ragione. Ascoli (voto 3) dirà: "Vi ho insegnato che nella vita ci sono degli imprevisti." Grazie. Il signore cardiopatico arrancante ed ansimante, al quale sono stati resi i soldi del biglietto, che aveva intenzione di denunciarlo, la pensava in maniera diversa. "Era una situazione kafkiana", ha aggiunto il regista. Il teatro è comunque finzione. Chi è tornato a piedi, chi è riuscito a prendere all'ultimo tuffo, supplicando, un taxi pagando di tasca propria. Da denuncia per maltrattamenti, danni materiali e morali. Molti hanno anche chiamato le forze dell'ordine, fermato pattuglie della Polizia Municipale (voto 0) senza avere il ben che minimo aiuto. Chi urlava arrabbiato (eufemismo): "Uno scherzo cretino, di pessimo gusto" intonava una signora incredula. C'erano anziani e bambini che sono stati puniti per non si sa quale reato commesso. Disagi, ritardi, inutili arrabbiature. Stavolta il teatro c'entrava ben poco.
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Subject: Spettacolo troppo Itinerante !!!

Lo spettacolo mi è piaciuto molto, come sempre originale, interattivo, itinerante.
Questa volta però credo si sia un pò esagerato a lasciare a notte fonda più di 70 persone nel centro di Firenze. Il problema è che dovevamo tornare a riprendere i nostri mezzi a San Salvi. Nel mio caso l'ho presa con filosofia, ma molte persone non più giovani o con bambini hanno avuto i loro grossi problemi reali e non è giusto fare così, almeno avvertire per poter scegliere cosa fare.
Grazie
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Subject: W l' Amerika di San Salvi

Al Direttore deIl Corriere di Firenze .

Gentile Direttore,
leggo l'articolo sullo spettacolo dei Chille de La Balanza apparso oggi sul vostro giornale e non posso trattenermi dallo scrivere perché la mia opinione sullo spettacolo è diametralmente opposta.
A parte il livello artistico e creativo, a mio parere alto anche se non si considera che il tutto nasce da un semplice laboratorio teatrale, devo dire che ho letto e vissuto con piacere (e con me gli altri spettatori) soprattutto E PROPRIO il FINALE! come una intelligente, appassionata, libera e forte critica ad una città (questa) che (cito a mente Rimbaud) ormai sembra "divorata dalla febbre e dal cancro, infermi e vecchi sono talmente rispettabili da chiedere di essere bolliti" (da "Una stagione all' Inferno).
Ieri sera, in buona sostanza, si è consumato metaforicamente (e la metafora passa proprio dall' abbandono di spettatori in luogo pubblico!) e perciò TEATRALMENTE un rito che ormai a Firenze si ripete senza sosta da decenni: l' essere "abbindolati e poi abbandonati" dal miraggio della bellissima città d' arte e cultura che ci renderà homines novi, e che ci viene solo e soltanto biecamente venduta e svenduta, chiese incluse, irreggimentandoci come e solo come "consumatori" o “fruitori" di qualcosa nei suoi circuiti preconfezionati e sicurissimi.

La kafkiana Terra Promessa del teatro di Oklahoma , di cui in autobus gli attori propagandavano a noi del pubblico l'apertura improvvisando a braccio una selezione di personale artistico da assumere a tempo in determinato (massime garanzie!), si rivelava infatti, davanti alle porte ben sigillate di Santa Maria del Fiore, un "teatro" prima "chiuso per indifferibili e urgenti lavori" ( così declamava gelido sul sagrato a noi attoniti l' attore-imbonitore di Ascoli), quindi addirittura un "albergo di gran lusso" (proprio come la città!) ove ricercavansi non già artisti, che ce lo levassimo dalla testa! bensì camerieri, facchini, ascensoristi, e via in fuga i nostri attori e l'autobus dietro.
Una beffa meravigliosa, anche per quel manipolo di turisti attoniti che temevano un vero deragliamento dell'autobus sul sagrato senza rimedio !
Bravo Ascoli che ce lo dice in faccia: la bellissima Firenze meta degli appassionati di cultura e arte, quella che ha dato vita agli spiriti più liberi e acuti degli ultimi mille anni di storia, è ultimamente imbalsamata in vetrine eternamente accese come lampade cimiteriali, paralizzata da lavori pubblici di cui nessuno vede la fine ma scorge solo l' immediato palpabile effetto disastro, corseggiata in questi giorni solo dall' impazzante popolo del "Commercialmente corretto" del Pitti, che, mutanda e calciatori in resta, passano a testa alta fra decine di senegalesi per fortuna irridenti, come se tutto fosse lucido, eternamente spensierato, vendibile, commerciabile "FRUIBILE" senza rischi né pensieri.
questa Firenze merita proprio di essere identificata con quel mirabolante miraggio del Teatro di Oklahoma a cui con tanta saggezza ci hanno guidato ieri notte quegli estemporanei Virgilii poi fuggiti dove non si sa, autista e autobus compresi, lasciandoci stupefatti, beffati, irrisi e ridenti a nostra volta! perché ridevamo, caro direttore, e tutti: ivi compreso il padre di un bellissimo bambino seduto in autobus alla mia destra, che, palloncino in mano, non mi è parso affatto castigato quanto divertito.
Il suo giovane genitore rideva come me quando ha commentato "Il teatro di Oklahoma, hanno ragione, è il centro di Firenze".
Dei sedotti e abbandonati nessuno, sia pure incazzato per il rientro a piedi ( ma i taxi esistevano, e gli autobus pure), ha fatto altro che sorridere e ridere della beffa.
Perché la beffa ultimamente sta diventando, per chi ci vive, questa stessa città.
Premetto che non sono una giovane acritica fan di Ascoli. Ho quarant' anni, sono avvocato, ho una passione folle per il teatro di eugenio barba e carmelo bene che coltivo collateralmente alla professione da almeno quindici anni.
Conosco molto bene il tipo di spettacoli, ma soprattutto di operazione culturale che la Compagnia "Chille de la Balanza" ha realizzato e realizza nella città. Pur tra i naturali alti e bassi di tutte le attività teatrali, ritengo che i Chille abbiano il merito di instillare semi di conoscenza preziosa per giovani generazioni cittadine completamente prese nella rete ormai inarrestabile del "compro dunque sono".
L' opera di questi folli teatranti napoletani (e solo Napoli poteva ispirare il gusto di uno spettacolo-beffa come questo!)
deve continuare: è preziosissima per l'arte e la collettività intesa non come massa di "consumatori di arte" ma come gruppo di singoli esseri umani che attraverso l'arte cercano di non essere mere merci.
E bravo Ascoli per svegliarci sorprendendoci con modi a cui non siamo avvezzi: ma non mi si dica, direttore, che "il teatro è comunque finzione!" (cito testualmente l' articolo).
Quando il mondo fuori è finto e la realtà sta perdendo qualsiasi aderenza con la vita vera (quella in cui l' imprevisto e la beffa sono di casa) allora sì l'unico modo per fare teatro e svegliare le coscienze è FARE QUALCOSA DI VERO: Ve lo ricordate Carmelo Bene che bruciava REALMENTE le diecimila lire o addirittura le pellicce di colti spettatori alla ricerca di emozioni fingendosi un mago e prendendosi poi le meritate mazzate di quelli che le rivolevano indietro vere? (se lo ricordava bene sua moglie giuliana rossi che descrive l' episodio nella sua autobiografia).
A teatro, caro direttore, non si va per distrarsi da una realtà invivibile e sentirsi più colti: si fa per svegliare l' anima e vivere facendo rivivere le sue emozioni più profonde.
Era per questo che gli antichi Greci lo hanno fatto: a loro, che vivevano una vita certo non commercialmente condizionata come la nostra , il creare un teatro che permettesse allo spettatore, maieuticamente, di "partorirsi" rivivendo "per finta" attraverso la scena i propri dolori e giungendo alla catarsi.
Ma noi che di finzione viviamo tutti i giorni, alla catarsi arriviamo appunto attraverso la cosa vera: un autobus che ti trafuga, gli attori che recitano amorevolmente la tua beffa.
Daniela Tamborino
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Subject: Tanti complimenti per "Amerika"...e grazie per la serata!

Buongiorno a tutti, carissimi Chille.
Vi scrivo per farvi di nuovo i migliori complimenti per lo spettacolo "Amerika" a cui ho partecipato (uso il verbo "partecipare" al posto di "assistere", per ovvi motivi!).
La mia settimana scorsa non era stata molto bella, e avevo proprio bisogno di sentirmi "colpire forte". E voi, nel perfetto stile Chille, lo avete fatto.
L'idea della corsa in autobus è stata geniale.
Come altrettanto lo è stato il finale "a sorpresa", di una forza e di un impatto fuori dal comune.
Fino a un minuto prima il divertimento, dopo un attimo lo smarrimento e l'abbandono a noi stessi. proprio come un emigrante in terra straniera (il protagonista della storia).
Il finale "modificato" (visto che doveva concludersi, come dicevate sul bus, al Piazzale) davanti alla RAI è stato ancora più forte di quello originale: dove se non davanti alla RAI (e quindi davanti alla finzione e alla pochezza della televisione) si sublima l'illusione del fantomatico e inesistente Teatro di Oklahoma?
Un grazie grandissimo a tutti i bravissimi attori che hanno recitato per noi ...e anche insieme a noi. In particolare ringrazio la ragazza vestita da angelo che sull'autobus mi ha chiesto se le avevo mangiato tutte le noci: è stata davvero molto brava nell'improvvisazione, e spero di averle "retto bene la parte" come spalla. Inoltre mi ha fatto morire dal ridere!
Che dire?
Il vostro è un bellissimo modo di fare teatro. Chi va a vedere i Chille sa come la serata inizia ma non come finisce, e questo è il vostro bello. Colpire forte, in tutti i sensi.
Mi spiace davvero per chi non apprezza queste cose!
Grazie ancora da un vostro vecchio supporter (la prima volta vi vidi al Teatro 13 in Soirée Dada, facevo la quarta liceo... era quattordici anni fa).
Marco
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Subject: Spettacolo Amerika del 23/06/2007

Spettacolo SPETTACOLARE !!!! Coinvolgente e travolgente mai visto ne vissuto niente di simile.
Parlando insieme al mio compagno, siamo arrivati alla conclusione che questo sia senza dubbio lo spettacolo più bello che abbiamo visto fino ad ora.
Belle le scene, belli i costumi, bravissimi gli attori e ottima la scrittura scenica. L'effetto sorpresa con passeggiata notturna è stata piacevole.
Siamo veramente contenti di avervi conosciuto e che a Firenze ci sia uno spazio così bello e una compagnia teatrale di questo calibro.
Torneremo a trovarvi presto.
Saluti,
Laura Carradori e Marco Giove.
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Sconvolge il giusto ......le mie origini permettono un pizzico di follia in più e magari anche qualche scappatoia; sentirmi protagonista in un gioco "grottesco". Il distacco estremo dell'abbandono destabilizza, ma fa rinascita per ritrovarmi, occasione per abbandonarmi a......
Reinvenzione dell'embrione cruento della creatività che viene generato sotto la spinta essenziale del sentimento, gioia, rabbia, risentimento...... sono occasione di riflessione .....
Spettacolo divertente che riconduce all'interiore sempre sorprendente.
Verena Mauri
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Il primo pensiero che ho avuto dopo lo spettacolo è stato di stupore. Personalmente mi è piaciuto tantissimo l'idea di far interagire gli attori dallo spazio esterno al giardino interno, diciamo che questo ha fatto sentire il pubblico parte integrante della perfomance attoriale, era come se avessimo una sorta di telecamera continua verso i vari personaggi. In dei momenti mi sono sentito dentro le varie scene....per non parlare delle musiche che accompagnavano la scena in maniera completa..
Gli attori sono stati bravi, considerando che erano tantissimi e questa considerazione va tenuta di conto, non è affatto facile trovare le giuste sincronie e energie per tutto lo spettacolo, peraltro sono stati quasi tutti sempre in scena. A proposito...ma i vestiti dove cavolo li avete trovati? Erano fantastici .... l'unica pecca della serata bellissima è stato il fatto di farmela a piedi dal centro fino a san salvi.....ci avete fatto un bello scherzetto....cmq geniale ...non vi dico le facce che hanno fatto quando ci hanno visto entrare in pieno centro con il bus!
Ciao a prestissimo.
Giacomo Staderini
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Ciao Chille, ho partecipato alla prima di Amerika e vi faccio i complimenti per lo spettacolo: divertente, sorprendente, entusiasmante.
Se volevate fare un finale a sorpresa, ci siete riusciti: personalmente, sto ancora cercando il Grande Teatro di Oklahoma, e l'avventura kafkiana mi è piaciuta.
Penso che Kafka avrebbe apprezzato.
un saluto
Lisa
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Subject: commento Amerika

Premetto che la serata, venerdì scorso, era cominciata con questo preambolo: "Oggi non mi sento proprio in forma.
Speriamo che i Chille non ci facciano muovere tanto..." Detto, fatto! E chi si aspettava di salire su un autobus
in direzione di un luogo che non c'era? Ho provato disagio durante il tragitto più che al momento dell'abbandono ....
All'inizio ero euforica, poi man mano che il tempo passava e la direzione era meno certa e più ignota,
mi son sentita prima trasportata, poi quasi "sequestrata" da un gruppo di persone che facevano un sacco di promesse che,
mentre i minuti passavano, percepivo sempre più illusorie (quando mi è stato chiesto cosa cercassi
al teatro di Oklahoma ed io ho risposto "un sogno", mi è stato detto "Niente sogni ad Oklahoma. A pulire i cessi!")
...Così volevo solamente scendere (ho addirittura provato a suonare il pulsante della fermata, ma non funzionava!),
non m'interessava più seguire quelle persone, tutta la situazione era diventata per me quasi claustrofobica,
ero agitata ed arrabbiata...
Non essendo in piena forma fisica e detestando gli spazi chiusi in cui non ho la possibilità di uscire
quando lo decido io, ho pensato che non fossestato corretto non dare qualche segnale del fatto
che non si sarebbe trattato solo di un veloce giretto per S. Salvi.
Devo dire la verità...Quando l'autobus non è ritornato a prenderci ero quasi sollevata, non mi fidavo
di fare un viaggio di ritorno che avrebbe potuto somigliare a quello dell'andata...volevo avere io
il controllo della situazione!!!
Il ritorno, con il bus 6, è stato estremamente interessante: gli spettatori non sembravano più parlare
solamente di uno spettacolo, ma della delusione relativa ad un'aspettativa frustrata, ognuno secondo il
proprio punto di vista. Ho pensato che sarebbe stato bello se ci fosse stato il regista presente
in quel momento ad ascoltare questi discorsi, e che era un peccato che se li stava perdendo!
Spero che il mio commento possa esservi utile,
Anna Corso
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Subject: AMERIKA

Buongiorno sig.Ascoli,
oggi mi ritrovo (come da mia consuetudine), ad essere in ritardo (non so per cosa) nel scriverle questa mia e-mail.
Ignorando quanto sopra, era però troppo grande il desiderio di esprimerle in modo rozzo e semplice (questo purtroppo è l'italiano che conosco),
quelle che sono state le emozioni provate insieme e grazie a lei.

La cosa che ancora ad oggi mi lascia stupita, è l'incredibile varietà di emozioni vissute in una sola serata e le devo confessare che al mattino appena ho aperto gli occhi il primo pensiero è andato a lei ed è accaduto qualcosa di incredibilmente inatteso... ho sorriso.
Mi sono chiesta il reale motivo di questa reazione, perchè deve sapere che io sono la tipa scontrosa che fingendosi paladina dei deboli, degli oppressi e degli indifesi, giunta a S.Salvi, si è arrabbiata con lei .. già sono proprio io.
Ci ho riflettuto con attenzione, con fascino e rispetto, da ex studente della splendida Porta Romana, da amante dell'arte, del cinema, del teatro, creando con piccola presunzione da pseudo-appassionata, quella che rimane e magari rimarrà la mia personalissima interpretazione, ma mia, ricchezza di sensazioni raccolte in una serata (non è questo ciò che cercava in ognuno di noi??).
Durante lo spettacolo, spinta, spostata, abbracciata, toccata ripetutamente dagli attori, mi sentivo parte di loro, parte di quella storia narrata, ero la storia; situata a mia insaputa, tra i tanti palchi su quello centrale....... (che incredibile idea la coreografia da voi creata, bellissima) .
Poi la prova, il palloncino (io per la cronaca ho scelto il verde, una mia caratteristica la speranza, i sogni), il bus, il viaggio, Karl i suoi compagni, l'attesa ed il niente.
Lei a San Salvi è stato la dimostrazione del mio verde, la mia speranza, la mia positività, perchè dopo il pugno di mosche buttate giù in piazza Firenze, dopo essere stata "travolta" dagli eventi, non avrei mai creduto di trovarla al mio ritorno, invece mi ha voluta sorprendere di nuovo.
Paladina dei deboli, eroina dei soppressi ho bussato alla sua porta, forse con troppo impeto (non ci crederà mai, ma per tutto il viaggio di ritorno ho riso da avere le lacrime agli occhi); fino al quel momento non ero minimamente adirata e chissà forse non lo sono mai stata, magari a mio modo in una magica serata, colma di emozioni e sorprese, dove tutto era im- possibile, mi sono sentita davvero partecipe, incredibilmente protagonista ed ho voluto chiudere a mio modo con lei quella che è stata una mia interpretazione (le altre le affronto ogni giorno con la vita), volevo essere certa che lei sapesse solo questo : IO ERO LI' CON VOI, ERO PARTE DI VOI

Grazie, con la più assoluta sincerità
Debora Batistini
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Subject: CRONACA DI UNA RAPPRESENTAZIONE TEATRALE

A San Salvi i Chille de la balanza rappresentano America di Franz Kafka. Faccio parte del numeroso pubblico. Moltissimi i giovani. Pubblico che si deve spostare nel grande cortile da un punto all’altro dove si susseguono le varie scene. Pubblico itinerante ma attento e partecipe. Trovo gli attori molto impegnati e preparati. L’azione teatrale è di un certo livello.
D’improvviso, mentre gli attori dopo avere distribuito palloncini colorati agli spettatori stanno invitando tutti ad andare con loro a Oklahoma City, si materializza un bus, piuttosto scassato, dell’Ataf.
“Tutti sul bus, tutti sul bus…!” gridano gli attori. “Tutti sul bus e andiamo a Oklahoma City…”. Molta confusione. Pubblico divertito. Non sono molto convinto di salire. Alla fine salgo anche io. Il bus è pieno zeppo. Immagino che faremo un breve giro per le strade di San Salvi. Non è così. Il bus esce da San Salvi e comincia una strana odissea per le strade di Firenze. Alcuni attori, saliti con noi, continuano a recitare e alle domande di dove andiamo rispondono:” Ma a Oklahoma City, naturalmente!!” Tutti ridono e scherzano. Per ora.
“A Oklahoma City” “Tutti a Oklahoma City…” continuano a gridare gli attori e Pelù, salito anche lui, sta al gioco e risponde: “Ma questo è vero e proprio sequestro di persone…quando arriviamo dovrete risponderne…” “Siamo quasi arrivati…” rispondono gli attori. “Oklahoma City è vicina!…” Manca l’aria mentre il bus continua il suo carosello un poco folle per le strade di Firenze.
I viali, la Fortezza da Basso, Piazza della Stazione, Via Panzani, Piazza del Duomo, Via del Proconsolo.
Comincio a essere perplesso e, devo dire, sono leggermente infastidito. Speriamo di andare sui Lungarni e tornare a San Salvi. Comincia a essere tardi.
E invece il bus si ferma in Piazza San Firenze. Tutti sono invitati a scendere. Appena vuoto il bus se ne va. E noi con il nostro palloncino colorato restiamo ad aspettare con la speranza che ritorni presto.
Un attore, molto bravo devo dire, sale su un contenitore di metallo di rifiuti e comincia a declamare le bellezze e le attrattive di Oklahoma City, dove presto arriveremo…D’improvviso balza dal contenitore e appena tocca terra comincia a correre e in un attimo sparisce. Rimane con noi un altro attore vestito da clown che alle nostre domande che si fanno sempre più insistenti su quando il bus verrà a prenderci, sorride e dice:” Tra un quarto d’ora o una mezz’ora o forse un’ora…” Tutti lo guardiamo , abbastanza incattiviti.
“Ma state tranquilli…Ritorna…Ritorna…”. Subito dopo lo vedo dileguarsi dietro le siepi di un bar e in un attimo sparisce.
E così rimaniamo in piazza davanti al Tribunale senza riuscire a capire cosa è accaduto e che cosa fare.
Passa un’auto dei Vigili urbani. Un gruppetto la ferma. Alcuni sono di Pistoia, devono tornare a prendere la macchina. Intavolano una discussione con i vigili.
“Dovete aiutarci…”
“Che è successo?…”
“Dobbiamo tornare a San Salvi…”.
Il vigile al volante sgrana gli occhi “Ah…”
“Sì a San Salvi, dove abbiamo la macchina”.
“Ma noi che c’entriamo…”
“Certo che c’entrate…siete o no al servizio dei cittadini…? Abbiamo bisogno di voi e dovete aiutarci…”
“Ma cosa è successo?” mi chiede il vigile.
“Abbiamo assistito a San Salvi a una rappresentazione teatrale. Alla fine ci hanno fatto salire su un bus dell’Ataf e ci hanno portato qui. Il bus è partito ed è chiaro che non ritorna…Noi vogliamo tornare a San Salvi.”
I vigili non dicono niente. Si guardano negli occhi. Scuotono la testa.
“Allora? “ quasi urla il rapito di Pistoia.
“Calma, calma…dovete andare a San Salvi…?”
“Sì, a San Salvi…”
“Certo, ma noi non possiamo fare niente…Abbiamo il nostro giro d’ispezione da compiere…Comunque vi dò questo numero…è la Questura. Telefonate a loro…”
Anche la macchina della polizia se ne va. E cominciano ad andarsene anche molti spettatori con il loro palloncino colorato.
Suggerisco di chiamare un taxi. Provano, ma non c’è un taxi libero. C’è Pitti Uomo…decidono di telefonare alla Questura.
“Pronto?…sì, siamo un gruppo di spettatori che ha assistito ad una rappresentazione teatrale, alla fine dello spettacolo ci hanno fatto salire su un bus e portati qui in Piazza San Firenze dove ci hanno fatto scendere. Il bus se ne è andato e noi siamo qui ad aspettare da più di un’ora che torni…Abbiamo lasciato la macchina a San Salvi e non sappiamo come fare al arrivarci…non siamo di Firenze dovete aiutarci…”
“Dove avete detto che dovete andare?”
“A San Salvi”.
“Ho capito. Mi dispiace non possiamo fare niente.” Collegamento interrotto. Provano a telefonare di nuovo, ma il numero è sempre occupato.
E ora? Ci incamminiamo verso Piazza del Duomo sperando che passi un bus dell’Ataf, vero, questa volta…Niente!
Finalmente la ragazza di Pistoia riesce a trovare un taxi. Sospiro mio di sollievo.
Arriva il taxi.
“Buona sera, dobbiamo andare a San Salvi”. Il taxista si fa ripetere la destinazione.
“A San Salvi, sì, dove abbiamo lasciato la macchina, è tardi e domani alle otto di mattina dobbiamo essere al lavoro. E siamo venuti da Pistoia”.
Non è che l’autista si senta convinto. Allora apro lo sportello e salgo. Cerco di spiegare che cosa è accaduto. Non credo abbia capito molto. Si rivolge agli altri.
“Salite, ma non più di quattro. Non voglio storie con i vigili…”
“Ma sanno chi siamo, abbiamo parlato con loro mezz’ora fa e appunto ci hanno detto di chiamare un taxi e farci portare a San Salvi”:
“Ma io non posso…”
Lo convinco. “E’ un grosso piacere che ci fa”.
“E allora salite , su…”
Mi chiede: ”Dove andiamo?” Anche lui dà i numeri. “A San Salvi, ripeto, a San Salvi”. Non dice più una parola, borbotta. Ma ci porta davvero a San Salvi.
Finalmente! Durante il percorso vediamo persone con il palloncino colorato che camminano. Ne incontriamo altri sul cavalcavia dell’Affrico. Tutti a casa. Claudio con gli altri ci aspetta ai tavoli del bar, nel giardino.
Bravo Claudio. Più kafkiano di così…

Romano Ristori

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Come arrivare a SAN SALVI città aperta/ How to reach SAN SALVI città aperta
>>Come raggiungere SAN SALVI città aperta
- via di San Salvi, 12 (zona Campo Marte) Firenze

:: IN AUTOBUS


Dalla stazione autobus N°6 (direzione Novelli) fino alla fermata “Affrico 1”, immediatamente dopo il cavalcaferrovia di piazza Alberti. Dalla fermata tornare al semaforo e svoltare a sinistra in via Tito Speri poi subito a destra in via di San Salvi.
In fondo alla strada (n°12) c'è il cancello con l'entrata all'AREA SAN SALVI:
proseguire a diritto per circa 100m e svoltate a sinistra; dopo la curva sulla destra c'è uno spiazzo con un grande cartello giallo "SAN SALVI CITTA’ APERTA". Siamo al padiglione n.16.

:: BY BUS

From the railway station take bus N°6 (direction Novelli) and get down at the bus stop “Affrico 1”, immediately after the Piazza Alberti bridge over the railway. From the bus stop go back to the traffic line and turn left in via Tito Speri: take the first street on your right, via di San Salvi, and then straight on until the entrance (#12) of the SAN SALVI AREA;
proceed straight ahead for about 100m and turn left.; follow the street until you see a square on your right with a big yellow sign "SAN SALVI CITTA’ APERTA". We are in the building n.16.


:: IN AUTO E BICICLETTA

Dalla Fortezza

Prendere viale Spartaco Lavagnini fino a Piazza Libertà e seguire i viali di circonvallazione dal lato destro della piazza (viale Matteotti – viale Gramsci - viale Giovine Italia) fino a lungarno Giraldi. Proseguire a diritto su Lungarno del Tempio e svoltare a sinistra in via del Campofiore per raggiungere Piazza Alberti; oltrepassare il cavalcaferrovia mantenendosi sulla destra. Al semaforo svoltare a destra in via Tito Speri poi subito a destra in via di SAN SALVI.
In fondo alla strada (n°12) c'è il cancello con l'entrata all'AREA SAN SALVI:
proseguire tutto dritto lungo il viale alberato costeggiando la ferrovia. Arrivati in fondo, la strada curva naturalmente verso sinistra, continuare tutto dritto come per fare una U. Dopo il bar, svoltare a sinistra seguendo le indicazioni CHILLE DE LA BALANZA dove c’è uno spiazzo con un grande cartello giallo "SAN SALVI CITTA’ APERTA". Siamo al padiglione n.16.

Dai Lungarni
Dal Lungarno del Tempio svoltare a sinistra per raggiungere Piazza Alberti - oltrepassare il cavalcaferrovia mantenendosi sulla destra. Al semaforo svoltare a destra in via Tito Speri, poi subito a destra in via di SAN SALVI.
In fondo alla strada (n°12) c'è il cancello con l'entrata all'AREA SAN SALVI:
proseguire tutto dritto lungo il viale alberato costeggiando la ferrovia. Arrivati in fondo, la strada curva naturalmente verso sinistra, continuare tutto dritto come per fare una U. Dopo il bar, svoltare a sinistra seguendo le indicazioni CHILLE DE LA BALANZA dove c’è uno spiazzo con un grande cartello giallo "SAN SALVI CITTA’ APERTA". Siamo al padiglione n.16.

Dall'autostrada
Uscita autostrada Firenze sud - proseguire sul raccordo autostradale fino alla fine - svoltare a sinistra;
oltrepassato il distributore AGIP sulla vs. destra, alla rotonda di fronte al teatro SASCHALL svoltare a destra e passare il sottopassaggio ferroviario.
Vi troverete in una grande rotonda, sulla destra della quale c'è l'ESSELUNGA DEL GIGNORO - fate 3/4 di giro e svoltate in via del Mezzetta dove c'è un grande edificio delle POSTE.
In fondo alla via, girare a sinistra (v.Andrea del Sarto) e appena siete nella piazzetta di San Salvi, oltrepassata la chiesa, girate a sinistra in VIA DI SAN SALVI.
In fondo alla strada (n°12) c'è il cancello con l'entrata all'AREA SAN SALVI:
proseguire tutto dritto lungo il viale alberato costeggiando la ferrovia. Arrivati in fondo, la strada curva naturalmente verso sinistra, continuare tutto dritto come per fare una U. Dopo il bar, svoltare a sinistra seguendo le indicazioni CHILLE DE LA BALANZA dove c’è uno spiazzo con un grande cartello giallo "SAN SALVI CITTA’ APERTA". Siamo al padiglione n.16.
Parcheggio gratuito.


:: BY CAR & BIKE

From La Fortezza

Take viale Spartaco Lavagnini to Piazza della Libertà and follow the avenues on the right hand side of the square (viale Matteotti – viale Gramsci –viale Giovine Italia ) until you reach the Arno river on Lungarno Giraldi. Go straight on the Lungarno del Tempio and turn left in via del Campofiore; reach Piazza Alberti and pass over the railway bridge keeping the right. At the traffic light turn right into via Tito Speri and take the first on you right which is via di San Salvi . via di San Salvi, and then straight on until the entrance (#12) of the SAN SALVI AREA;
Proceed straight ahead in the tree-lined avenue, along the railway. At the end of the road, turn left and continue straight ahead, as if making a U. 50 metres after the cafè, turn left following the sign CHILLE DE LA BALANZA where there is a square with a big yellow sign "SAN SALVI CITTA’ APERTA". We are in the building n.16.
Free parking available.

From the Lungarno area
From the Lungarno of the Temple (Lungarno del Tempio), turn left to get to Piazza Alberti. Go past the railway bridge, staying on the right. At the traffic light, turn right into Via Tito Speri, then turn right immediately into Via di SAN SALVI. via di San Salvi, and then straight on until the entrance (#12) of the SAN SALVI AREA;
Proceed straight ahead in the tree-lined avenue, along the railway. At the end of the road, turn left and continue straight ahead, as if making a U. 50 metres after the cafè, turn left following the sign CHILLE DE LA BALANZA where there is a square with a big yellow sign "SAN SALVI CITTA’ APERTA". We are in the building n.16.

From the motorway
Firenze sud (South Florence) motorway exit - follow along the motorway slip road until the end and turn left; after having passed the AGIP petrol station on the right, turn right at the roundabout in front of the SASCHALL theatre and pass the railway underpass.
You'll find yourself in a big roundabout and on the right of this there is ESSELUNGA DEL GIGNORO. Go 3/4 of the way around and turn into Via Del Mezzetta where there is a big post office building (POSTE).
At the end of the street, turn left (Via Andrea del Sarto) and just as you are in the small square called Piazzetta di San Salvi, after having passed the church, turn left into Via di SAN SALVI. via di San Salvi, and then straight on until the entrance (#12) of the SAN SALVI AREA;
Proceed straight ahead in the tree-lined avenue, along the railway. At the end of the road, turn left and continue straight ahead, as if making a U. 50 metres after the cafè, turn left following the sign CHILLE DE LA BALANZA where there is a square with a big yellow sign "SAN SALVI CITTA’ APERTA". We are in the building n.16.
Free parking.

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PROGETTO MEMORIA DI SAN SALVI
12 DICEMBRE 2010
E’ NATA L’ASSOCIAZIONE PER LA MEMORIA VIVA DI SAN SALVI
CON 317 SOCI FONDATORI!!
e il piano strutturale di Firenze
riconosce il parco di San Salvi come parco pubblico


Domenica 12 dicembre dalle 15,30 all’1 del mattino nell’ex-manicomio fiorentino è stata una grande festa per la nascita dell’Associazione per una Fondazione per una memoria viva di San Salvi Carmelo Pellicanò. Ben 317 i soci fondatori, andando oltre le più rosee aspettative: l’obiettivo iniziale era 100 persone 100 idee!
I “soci” si sono equamente suddivisi tra presenze storiche sansalvine (psichiatri, psicologi, infermieri, pazienti…), giovani studenti universitari impegnati in tesi su San Salvi, artisti, intellettuali, comuni cittadini attenti all’oggi e soprattutto al domani dell’ex manicomio fiorentino.
Tutti hanno indicato la loro proposta su San Salvi; impossibile elencare le “317 idee” consegnate in parole, progetti urbanistici, disegni (il pittore Fuad ha consegnato ai primi 100 soci un delicato disegno di un uccello), poesie, canzoni, e… Tra le tante segnaliamo:

Un luogo aperto per aprire gli altri luoghi

…Fortuna che San Salvi è di tutti… qui si vola con i pensieri tra i fili d’erba e un cielo azzurro… E infine tornare a casa, andare a dormire soddisfatto e sereno perché, ti prenderanno pure per matto, ma la città futura che hai immaginato a San Salvi, è davvero quella che tutti meriteremmo di avere e di creare.

Pesci, farfalle, asini che volano, il parco della creatività… l’immaginazione al potere!

Fi RENZI(e)
ti salvi
se salvi
San Salvi

…Perché smarrire il mistero?
E le voci passate in questi luoghi?


Lunedì mattina la presidente dell’Associazione, Concetta Pellicanò, insieme ad alcuni giovani soci, hanno consegnato al sindaco Matteo Renzi e al direttore generale della ASL 10, l’ingegnere Luigi Marroni, l’elenco delle persone impegnate nell’associazione e l’intero plico delle idee nate nella festa sansalvina, chiedendo un urgente incontro per valutare il “che fare su San Salvi”.

Per ulteriori informazioni: tel. 055.3830199, e-mail sansalvi.memoriaviva@gmail.com.

Lettera aperta
100 persone 100 idee per San Salvi!

“Tutelare San Salvi come Auschwitz”, scriveva su Repubblica Pietro Clemente nell’agosto di quest’anno, aprendo un appassionato e partecipato dibattito che aveva radici lontane nel tempo.
Il 13 dicembre 1998, il direttore di San Salvi dr. Carmelo Pellicanò chiuse definitivamente il manicomio fiorentino. Ad oltre 20 anni dalla legge Basaglia, anche Firenze “liberò” i matti! La Festa di chiusura celebrò l’entrata in città degli ultimi folli ancora rinchiusi in manicomio e l’ingresso a San Salvi di una compagnia teatrale da me diretta, i Chille de la balanza, che avrebbe legato tanta parte del proprio lavoro alla presenza consapevole della città e dei fiorentini nei cosiddetti tetti rossi.
Più tardi Pellicanò annotava: “…ricordare le atrocità e le ingiustizie dei manicomi è sempre cosa utile. (...) Non partiamo dall'anno zero. Non si possono cancellare, per diminuita tensione politica e culturale, anni di lotta che hanno dato delle precise indicazioni, anche se hanno bisogno di una nuova piattaforma su cui ripartire, date le mutate condizioni storico-culturali e ambientali. Noi utopici ancora crediamo che sia possibile avere un luogo dove fare scandalo attraverso la nostra presunzione di lettori della storicità del folle, quando ci misuriamo con la frantumazione, l'appiattimento e la negazione dell'essere deviante. E' questa visione che intendiamo introdurre come contraddizione permanente nella sanità, dove ancora l'uomo frantumato e oggettivato ritrova la sua unità e generalità solo nei fantasmi della solitudine."

A distanza di dodici anni, molto è stato fatto per la restituzione di un pezzo importante della città, enorme è ed è stata la partecipazione di artisti, intellettuali, comuni cittadini alle cose sansalvine. Nel marzo 2009 un importante Forum ha visto la presenza di psichiatri, antropologi, architetti, psicologi, storici, fotografi e finanche poeti e filosofi, tutti concordi sulla necessità di tener viva una memoria di San Salvi. Gli Enti che in qualche modo si occupano di San Salvi (Comune, Asl 10, Università, Regione, Provincia…) da tempo hanno informalmente dato il loro assenso alla costituzione di una Fondazione per una memoria viva di San Salvi - da intestare a Pellicanò, ma dopo oltre un anno e mezzo, nulla è stato formalmente deciso: chissà perché?! E intanto gli archivi si distruggono nei sottoscala, alcuni uomini e donne, “memoria del manicomio”, ci lasciano, scritte e dipinti come lo storico murales del maggio 1978 vengono cancellati da sorde ristrutturazioni, corrono voci di strane lottizzazioni e….Tutto ciò mentre cresce il numero dei giovani attenti ed impegnati su San Salvi: tesi di laurea, seminari, dottorati di ricerca nascono giorno dopo giorno; gruppi facebook prendono vita e si relazionano l’un con l’altro. Studenti di psicologia, architettura, antropologia, storia del teatro, legge, storia contemporanea hanno ormai formato un piccolo esercito di amici di San Salvi.
Ecco perché gli organizzatori del Forum (Lanzara, Restivo e il sottoscritto), la signora Pellicanò (moglie dell’ultimo direttore), donne e uomini di cultura, e tanti giovani studenti hanno deciso di rompere gli indugi.
Domenica 12 dicembre a partire dalle ore 15.30 e fino alle 1 del mattino, San Salvi vivrà così una Festa no stop per la nascita dell’Associazione per la Fondazione per la memoria viva di San Salvi - Carmelo Pellicanò.
A dodici anni di distanza dalla chiusura del manicomio, parte l’invito pubblico ad (almeno) 100 persone perché sottoscrivano un singolare atto costitutivo di un’Associazione, la cui unica finalità è arrivare – finalmente! – ad una Fondazione con Comune, Asl, Regione…. che salvaguardi la memoria dell’ex-città manicomio, periodicamente in pericolo di sopravvivenza, e nel contempo rilanci verso una nuova vita.
I soci, oltre alla quota di iscrizione fissata simbolicamente ad un minimo di 1 euro (e tutti dovranno portare un documento di riconoscimento), hanno l’impegno ad indicare - per iscritto, con parole, foto, dipinti, musiche… - almeno una delle 100 idee su “che fare” di San Salvi.
Elenco dei soci ed idee…saranno poi subito consegnati a tutti gli enti pubblici, lunedì 13 dicembre, giorno di discussione del piano strutturale di Firenze in consiglio comunale, ad avvalorare un’idea di democrazia come partecipazione.
Tutti i cittadini sono invitati all’evento sansalvino - che vedrà anche momenti spettacolari con la presenza libera di tanti Artisti - magari portando con sé anche qualcosa da bere e mangiare, da condividere con gli altri.
Chiudo con una breve nota di Clemente: “Al San Salvi per il lavoro umile e tenace di tanti che hanno detto io me ne occupo è più attuale che altrove quello che per me è il motto dell’esperienza di Don Milani a Barbiana, quando diceva ‘sortirne da soli è l’avarizia, sortirne insieme è la politica’”.

Claudio Ascoli, regista dei Chille de la balanza


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) S I L E N Z I O ( - San Salvi la memoria

)SILENZIO(
San Salvi: suggestioni e proposte per una memoria viva
10 e 14 marzo 2009
Due giorni di incontro-confronto tra tutti coloro che siano interessati
alla tutela della memoria dell'ex-ospedale psichiatrico “Vincenzo Chiarugi

10 marzo 2009
) ore 9,00 - 13,00 ( INSTALLAZIONI - MOSTRE

presso Biblioteca Chiarugi, Chille de la balanza, Ulisse Barnum…
Documenti - Foto (Carla Cerati, Sandro Ottanelli, Massimo Agus, Mario Dondero...)
Video (Passeggiando nella notte di San Salvi) - Esposizione di disegni e dipinti, e…

) ore 21,00 ( PERFORMANCES
presso Chille de la balanza
Film “Per le antiche scale” di M. Bolognini con M. Mastroianni, M. Keller, B. Bouchet
A seguire L’istituzione totale – Performance studenti Psicologia

14 marzo 2009
) ore 9,30 - 13,00 / 15,00 - 19,00 ( FORUM

nell’Aula Magna della Scuola Elementare Andrea del Sarto
Dal silenzio che avvolgeva il manicomio come un mantello al silenzio di una pausa di riflessione
collettiva, da cui possano emergere idee ed in cui potremo lasciarci prendere da suggestioni di utopie
della realtà. Utopie, cioè, che siano realizzabili nella nostra realtà cittadina, tenuto conto delle risorse e dei vincoli
di questa nonché delle potenzialità e limitazioni di noi stessi. Per giungere ad una memoria del “Vincenzo Chiarugi”
che sia viva ovvero capace, ad un tempo, di testimoniare il passato e di progettare nel futuro
realizzando stimoli e nuove prospettive per Firenze


SALUTO ISTITUZIONALE
Hanno già aderito al progetto
Massimo Agus fotografo Giorgio Alberti psichiatra Luciano Artusi presidente commissione toponomastica
Elena Barthel
architetto Bruno Benigni psichiatra
Alberta Bigagli
poetessa Alessandra Borsetti Venier editore Giovanna Borri consulta salute mentale
Cesare Buondioli
psichiatra Andrea Caneschi psichiatra Paolo Cardoso psicoanalista
Stefano Carmannini architetto Regina Casanova fotografa Carla Cerati fotografa
Pier Luigi Cervellati
architetto Pietro Clemente antropologo culturale Paolo De Simonis antropologo culturale
Alberto Di Cintio
architetto Sandro Domenichetti psichiatra
Mario Dondero
fotografo Elena Dundovich storicaAnnibale Fanali psichiatra
Maurizio Ferrara
psichiatra Maura Fiorelli architetto Fuad scultore Maria Grazia Giannichedda sociologa
Alessandro Guidi psicoanalista Amedeo Lanci pittore Paolo Lauri pittore Daniele Leonardi educatore
Graziella Magherini
psichiatra e psicoanalista Ivan Margheri fotografo Marco Massa architetto
Corrado Marcetti
architetto Patrizia Meringolo docente psicologia Cesare Micheli psichiatra
Fabio Mugnaini
etnoantropologo Mariella Orsi sociologa Giuseppe Panella filosofo
Antonio Paolucci
storico dell’arte Marco Parnasi architetto Massimo Percopo architetto
Idana Pescioli
maestra e poetessa Franco Petrucci psicoterapeuta Massimiliano Pruneti fotografo
Paolo Rossi Prodi psichiatra Giacomo Saviozzi fotografo Andrea Tanini psichiatra
Giuseppe Tomai
psicoterapeuta Paolo Tranchina psicoanalista
Francesca Vannozzi
storica della medicina Gianni Varrasi psichiatra
Associazione Abbì - Psicologia e parola poetica Arte e Psicologia Centro Ascolto e Orientamento Psicoanalitico Centro Franco Basaglia Arezzo Cesda
Chille de la balanza Deaphoto Fondazione Erich Fromm Fondazione Michelucci Fondazione Pescioli Ulisse Barnum

Segreteria Organizzativa Claudio Ascoli Costanza Lanzara Alessandro Restivo

L’iniziativa è a ingresso libero
INFO TEL E FAX 055 6236195 E–MAIL sansalvilamemoria@libero.it


TANTE IDEE E TANTA GENTE A "SILENZIO", IL FORUM SU SAN SALVI E LA MEMORIA

L'architetto Alberto di Cintio, ultimo ad intervenire nel forum "SILENZIO. San Salvi: suggestioni e proposte per una memoria viva", ha invitato i numerosi presenti a segnarsi la data di sabato 14 marzo 2009 come un giorno importante, da non dimenticare; quello della definitiva consacrazione di San Salvi quale "luogo di sintesi" delle possibili, nuove esperienze, culturali e non solo, di Firenze.
Ma tutta la giornata, organizzata con caparbietà e leggerezza da Claudio Ascoli, Costanza Lanzara e Alessandro Restivo, è stata un ininterrotto susseguirsi di interventi ricchi di idee e suggerimenti, con molti momenti di intensa partecipazione emotiva.
Dopo i ringraziamenti per i patrocini (Regione, Comune e Provincia di Firenze, Quartiere 2 e Dipartimento di Psicologia) e i saluti istituzionali - tra i quali vanno almeno segnalati quelli di Gianluca Paolucci, presidente del Quartiere 2 (Indifferibilità della costruzione di un archivio integrato dell'ex-manicomio con cartelle cliniche, documenti ed immagini), di Gianni Varrasi, di Dario Nardella, presidente della Commissione Cultura del Comune di Firenze (San Salvi, parco della Cultura ed ideale anello di congiunzione tra storia e futuro) e di Andrea Caneschi, direttore del dipartimento della Salute Mentale della Asl (opportunità di attenzione ai temi della memoria in un momento in cui si paventa una mancanza di prospettiva) - sono iniziate le relazioni.

L'apertura è toccata all'antropologo Pietro Clemente che, dopo aver lanciato un inquietante interrogativo (perché i luoghi debbono perdere i loro fantasmi?), ha sviluppato una ampia riflessione notando come il passato documenti l'imperfezione del presente e se è vero che la memoria viene spesso accolta anche con un carico di vergogna, trasformare i cadaveri in antenati è la traccia della civiltà. Da tutto ciò Clemente ha fatto discendere la necessità-opportunità di individuare il museo anche come luogo della pietas.
Impossibile citare le tante proposte via via succedutesi; il tema del rilievo della memoria anche cartacea, unito a quelli della multidisciplinarietà e della complessità del luogo San Salvi, è stato al centro degli interventi della sociologa Mariella Orsi e dell'architetto Marco Massa che, dopo aver sottolineato la necessità di verificare ad oggi quanto sia stato realizzato del piano urbanistico, ha suggerito di valutare, dopo una verifica di carattere finanziario-normativo, la possibilità di dar vita a momenti di co-housing, cioè di edilizia residenziale sociale che a sua parere è particolarmente indicata date le caratteristiche architettoniche degli immobili sansalvini. Lo storico Luciano Artusi ha narrato il percorso fiorentino di attenzione alla follia da Santa Dorotea ai Tetti rossi, rivendicandone specificità ed originalità.

Tanti i riferimenti a Franco Basaglia e alla cosiddetta legge 180 che dispose la chiusura dei manicomi. Lo psichiatra Maurizio Ferrara ha notato come oggi si proceda sempre più spesso nel solco della medicalizzazione, adottando la medicina della prescrizione e non quella della relazione; la psicologa Patrizia Meringolo, dopo aver sottolineato il positivo incontro tra il Dipartimento di Psicologia, San Salvi e i Chille, ha chiesto una forte attenzione verso il possibile riproporsi - in forme diverse e per altre situazioni - di alcune ossessioni ben presenti prima di Basaglia: l'immotivata paura di contagio, l'opportunità di custodire-rinchiudere piuttosto che curare, la necessità di fissare una soglia oltre la quale far scattare l'esclusione. Per evitare tutto ciò, hanno ribadito i relatori, occorre dare centralità alla memoria, anche al materiale orale per il quale è importante far presto, data l'età di molti frequentatori a diverso titolo del manicomio fiorentino.
Perché tutto ciò si realizzi è indispensabile avvalersi dell'informatica e l'architetto Massimo Percopo, dopo aver ricordato la sua personale esperienza con la 180 (suo padre era tra coloro che l'applicava nel quotidiano lavoro di psichiatra), ha dato alcune linee di indirizzo su come fare un sito web, stimolando alla costruzione di un archivio parlante con altri similari presenti, o in via di costruzione, in Italia ed Europa.

Gli interventi pomeridiani hanno avuto il compito di portare esperienze di altre città nel dibattito fiorentino. Lo psichiatra Cesare Buondioli, del centro Basaglia di Arezzo, ha presentato un analogo progetto che si svolgerà ad Arezzo negli ultimi giorni di marzo e che prevede anche la realizzazione di un monumento alle vittime del manicomio; lo psicotearapeuta Franco Petrucci ha raccontato, commosso, il caso di sua madre Fiammetta rinchiusa per banali motivi in manicomio e lì morta poco dopo. L'antropologo Paolo De Simonis ha analizzato criticamente i tanti musei nati in Italia e all'estero intorno agli ospedali psichiatrici.
Il filosofo Giuseppe Panella ha posto l'accento sul rapporto tra memoria e oblio e il fotografo Giacomo Saviozzi ha chiesto l'attenzione dei presenti sul muro del manicomio di Volterra che ancora ospita gli importanti disegni crittografici di Oreste Nannetti, visto che recentemente l'intero immobile è stato venduto ad una multinazionale che intende demolirlo per costruire un albergo.

La psicologa Nicoletta Collu dopo aver rivendicato l'orgoglio psicologico oggi latente, ha invitato i presenti a superare l'idea di un album dei ricordi co-costruendo un laboratorio della memoria. Ma le ultime ore del Forum sono state soprattutto il palcoscenico dei grandi vecchi. Dopo un saluto del decano dei direttori di San Salvi Alberto Parrini, la poetessa Idana Pescioli ha letto intensamente alcune sue liriche ispirate alla vita in manicomio e al dolce rapporto tra matti e bambini, Alberta Bigagli ha presentato stralci di composizioni scaturite dai suoi incontri di linguaggio espressivo tenuti presso l'o.p.g. di Montelupo e infine Beppe Giannoni ha raccontato, analizzando alcune lettere, l'incredibile vita di un recluso che cerca (inutilmente) di valicare il cancello, chiedendo a tutti (dal partito comunista alle forze dell'ordine) di espugnare o abbattere questo strano lager, mentre... grazie alle cure egli peggiora giorno dopo giorno.

E, in ideale contrappunto-continuità, tra gli ultimi interventi vanno segnalati quelli dei giovani. Marta Boi, di Arcilesbica Firenze, ha annunciato l'avvio di un progetto per la realizzazione di un video sulla condizione delle donne lesbiche nel manicomio fiorentino; l'antropologa Silvia Jop ha dato vita ad un appassionato intervento, tutto teso ad analizzare l'attualità del pensiero e del percorso innovativo di Basaglia e della equipe che ha con lui collaborato (pratica attiva, esperienza condivisa, relazione tra particolare e generale, pratica che fonda una teoria...), e a conquistare così il senso di una possibile eredità piuttosto che di un lavoro sulla memoria, termine che, dice la Jop, potrebbe anche involontariamente sancire l'avvenuta morte di qualcosa e non la sua vitalità e attualità.

L'intero Forum è stato registrato in audio e video, per valutare una successiva possibile pubblicazione degli atti.

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