FAUST’O’

Quando:
9 giugno 2017@21:45–23:30
2017-06-09T21:45:00+02:00
2017-06-09T23:30:00+02:00
Dove:
Via di S. Salvi
12, 50135 Firenze
Italia
Costo:
Ingresso 10 euro. Prenotazione consigliata
Contatto:
Chille de la balanza
055 6236195 - 335 6270739

Venerdì 9 giugno
ore 21:45 Ingresso 10,00€
SALVIamo la Musica! FESTIVAL
_Musica_
FAUST’O
in collaborazione con La Chute

Info e prenotazioni#055.6236195 | 335.6270739 | info@chille.it

 

Nel fermento generale degli anni ‘70, inizia a circolare nel circuito underground un 33 giri dalla copertina quasi clone di “Heroes”, in cui, alla mimica kempiana di Bowie, si sostituisce una posa meno teatrale e più intimista, nella quale l’artista guarda diritto negli occhi il potenziale acquirente/ascoltatore. Lo stile è di chiara matrice glam, confermata dall’occhio bistrato e dalle labbra glossate, già messaggeri di dichiarata ambiguità e gioco del sé. L’album è intitolato Suicidio e lui si chiama Faust’o, pseudonimo di Fausto Rossi e ulteriore indizio di complessità.
Personaggio border-line, dissacrante, indignato e ribelle ai limiti della vera e propria strafottenza, il friulano inizierà a lanciare delle sfide quasi kamikaze all’intero sistema, turbando la mentalità comune, procedendo sicuro verso un Mondo/Gigante ignorante e ottuso, colpendo in maniera irreversibile e formativa pochi, ma sensibili ascoltatori.
Il suo percorso continuerà con Poco zucchero (1979), Out Now (1982), Love Story (fine ’80), Cambiano le cose (1992), L’erba (1995) e ancora Exit, sorta di celebrazione depressa del ventennale di Suicidio.

Le esplosioni rincarate dal furore incosciente della giovinezza, si sciolgono nell’amarezza di un’identità consapevole dell’inesistenza di un reale e definitivo punto d’arrivo, come racconta in “Ora che ho visto”. La voce si fa lamento ecatombale, debolezza post-delusione, denuncia di un’alienazione tentata a gettar le armi.

Ancor oggi Fausto Rossi, attraverso i live, continua a vomitare con orgoglio ciniche verità, personali devastazioni, arguti paradossi, totale strafottenza, in assoluta coerenza all’antico patto stretto col tormento e nel rispetto fedele del prematuro matrimonio con l’alienazione. Questo di fronte a un pubblico di reduci del delirio wave 80, rimasti imbrigliati in maglie generazionali nutrite dello stesso tormento, e neofiti in cerca di cruda e coraggiosa profondità, dispersa e oscurata dalla luce artificiale di tanta imitazione.

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