DANZANDO NELLE DIAPOSRE

Quando:
22 giugno 2017@21:30–23:30
2017-06-22T21:30:00+02:00
2017-06-22T23:30:00+02:00
Dove:
Via di S. Salvi
12, 50135 Firenze
Italia
Costo:
Ingresso 10,00€. Prenotazione consigliata
Contatto:
Chille de la balanza
055 6236195 - 335 6270739

Giovedì 22 giugno
ore 21:30 Ingresso 10,00€
_Danza_
Teatro della Conchiglia
DANZANDO NELLE DIASPORE
uno spettacolo di danze di corte spagnole, flamenco e canti sefarditi

con Marilina Veca, ballerina e narratrice
Manuela Rapi, Maria Teresa Spinelli
e Alessandro Ciardini, ballerini

Ilaria Savini al canto
Simone Faraoni al piano

regia Andrea Mancini

Info e prenotazioni#055.6236195 | 335.6270739 | info@chille.it

 

Danzando nelle Diaspore è uno spettacolo che racconta la dispersione delle persone dal loro paese d’origine verso ogni parte del mondo.

Lo spettacolo nasce dalla storia della persecuzione di un ebrea sefardita del 1500, di nome Splandiana, e di un benandante, di nome Michele. I due fuggono da una Spagna divenuta intollerante verso Venezia.

La storia però è anche quella dell’autrice, una donna di oggi, che riesce a rappresentare su di sé intolleranza e appunto persecuzione.

Lo spettacolo è un affascinante viaggio dentro le musiche, i canti e le meravigliose danze che si susseguono in scena, costruendo qualcosa di diverso dal solo racconto di una persecuzione. Anche questo potrebbe diventare un modo per parlare delle Diaspore (non solo quella degli Ebrei, ma di tutte quelle volte che una popolazione viene strappata dalla propria esistenza e cacciata in luoghi più o meno inospitali, si pensi appunto a quello che sta avvenendo per i Cristiani di Mosul e di altre città dell’Iraq). Si cercherà  appunto di guardare alla vita dalla parte delle persone perseguitate, cioè anche da un punto meno drammatico, più vicino alla realtà di tutti i giorni.

Ad eseguire le danze due maestri come Maria Teresa Spinelli e Alessandro Ciardini, straordinari ballerini di flamenco, e Marilina Veca, che unisce alla scrittura una formidabile maestria nell’esecuzione di alcune meno conosciute danze di corte, che a quanto pare sono di origine ebraica. Al canto e al pianoforte avremo invece Ilaria Savini e Simone Faraoni, anche loro splendidi esecutori di un repertorio di musiche sefardite.

Il risultato – unito ad alcune parti narrative, dovute ancora alla Veca – è uno spettacolo che può essere gustato a molti livelli, nel senso che può essere visto anche come semplice intrattenimento, ma può anche essere letto per il suo significato più profondo, di condanna di tutte le persecuzioni. Raccontando come la Diaspora possa essere danzata e cantata con ritmi di grande impatto.

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